Durus di Sidi Umar Frigo

SULLA 'SALVEZZA' DAL DISORDINE (Fitna) (Mudakhara 2 anno 2012)


Sul fatto che fuggire turbamenti e sedizioni (fitna) fa parte degli insegnamenti della Religione (hadith)100

"Si tramanda da Abù Sa'ìd Al-Khudrìyy che l'Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) disse:

«Verrà presto il tempo in cui il miglior patrimonio del musulmano sarà un gregge con il quale egli cercherà le cime dei monti e i luoghi irrigati dalla pioggia, fuggendo per la sua Religione (Dìn) da turbamenti e sedizioni (fitna)».101

Commentario

Il termine fitna plurale fitan designa in maniera del tutto generale il 'disordine' che è causato dagli uomini in diversi ambiti a causa dell'oblio dei principi tradizionali, e i relativi 'turbamenti' che inevitabilmente si scatenano, in maniera spesso incontrollabile. 

Al livello dei rapporti tra i sessi, la fitna è l'azione di 'seduzione' che una persona esercita su altri a causa della sua bellezza e del suo fascino (o della sua malizia), e che provoca 'turbamento' nella misura in cui si attua al di fuori di quanto è lecito ed opportuno; in campo politico o sociale, la fitna è la 'sedizione', designando ciò che viene posto in essere per sovvertire l'ordine e rivoluzionare i rapporti sociali, quando ciò non sia giustificato dalle disposizioni tradizionali che in casi estremi permettono ai credenti di ribellarsi a chi detiene la sovranità; nella Religione, la fìtna si identifica all'azione di alterazione dei principi, e finanche di profanazione, esercitata dalle sette e dai gruppi che rifiutano l'Ortodossia tradizionale.

"Fuggendo per la sua religione": si può intendere l'arabo "bi dìni-hi" anche nel senso di 'con la sua religione'. Il hadith pone una questione piuttosto rilevante: quella della liceità (e in certi casi dell'opportunità) della 'uzla, l'appartarsi cioè dalla gente per proteggere la purezza della propria vita religiosa e spirituale (…)

"In un hadith che Al-Gazàli riprende da Abù Dàwud, il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) parla del futuro insorgere della fitna in questi termini: 

"Sarà quando vedrai esser traditi gli accordi ed esser presi alla leggera i depositi di fiducia, e quando vedrai la gente così", e unì le dita intrecciandole. Uno dei presenti 'Abd Allah ben 'Amr, si alzò, andò verso di lui e gli chiese: "Cosa dovrò fare in quel caso?" "Sta attaccato alla tua casa," rispose il Profeta, "frena la lingua, prendi ciò che conosci e lascia ciò che non conosci. E ancora, attieniti all'esempio dell'élite spirituale (al-khàssa), e sta lontano dall'esempio del volgo (al-'àmma)."

Nel passaggio seguente, Al-Qastalàni ricorda le diverse opinioni che si riportano a proposito dell'opportunità di non mischiarsi alla gente, e conclude con una valutazione che mette in causa i differenti gradi spirituali degli uomini: "L'appartarsi dagli altri (al-'uzla) quando vi è fitna è cosa lodevole, ad eccezione di colui che è in grado di por termine allo stato di disordine:

questi infatti è tenuto a mischiarsi agli uomini; un tale obbligo ad intervenire, a seconda delle situazioni e delle possibilità sarà da considerare strettamente personale (fard 'ayn), oppure tale per cui il fatto che alcuni si levino ad assolverlo ne libera gli altri (fard kifàya).

V'è divergenza di opinioni invece per quanto riguarda il fatto di appartarsi dagli altri quando non vi sia uno stato di disordine (fitna). 

As-Sàfi'i ritiene che in tal caso sia meglio stare tra la gente, e questo in quanto in tal modo si apprende dagli altri, si insegna loro, ci si dedica più attivamente all'adorazione, e si perfezionano il buon comportamento spirituale (adab) e il carattere, dato che si mostrano mitezza, sopportazione, umiltà e conoscenza delle norme obbligatorie; inoltre, stando in mezzo alla gente si ingrossano le file dei Musulmani, si vanno a trovare i malati, si partecipa ai funerali e si presenzia alla preghiera del Venerdì e alle riunioni in cui si ricorda Allah. 

Altri invece preferiscono in ogni caso l'appartarsi dalla gente, perché in tal modo si è certamente al sicuro, si mette in opera ciò che si è appreso [a livello spirituale], e ci si abitua a ricordare Allah (dhikr) in continuazione. [Si può dire in generale che] la perfezione dell'uomo può stare tanto nello stare in compagnia degli altri quanto nello stare appartati. Certo, il Dotto (al- Faqìh) che non trova sicurezza nella compagnia degli altri dovrà stare appartato. D'altra parte colui che veramente conosce il Vero (Al-Haqq) e Lo segue, come riconosce ciò che è vano e se ne tiene distante, dovrà stare con gli altri; allo stesso modo è tenuto alla compagnia [dei credenti] chi non ha conoscenza, così da poterla acquisire. "Vale la pena di notare l'importanza nella stessa costituzione dell'Islam, della indicazione Profetica a fuggire per la propria Religione 'al sopravvenire della fitna (disordine): si viene a creare in tal modo la possibilità per i credenti di staccarsi da gruppi e comunità organizzate, nel caso questi siano gravemente influenzati dai turbamenti e dalle deviazioni che abbiamo descritto. 

Questo se ben si considera è in relazione all'orientamento 'verticale' più che 'orizzontale' tipico dell'Islam, e rende questa Tradizione ben difficilmente permeabile, nel profondo, da parte dell'azione sovvertitrice che vediamo operarsi attualmente in tutti gli ambiti.


(da Alì) Sulla 'Salvezza' dal disordine (fitna)

Sidi Alî, il principe dei credenti (che Allàh sia soddisfatto di lui) ha riportato: "Ho sentito il beneamato (habîb) il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) dire:

«Ci saranno il disordine e la dispersione (fitna) che saranno oscuri tanto quanto la notte buia». Ho chiesto: "Oh Inviato di Allâh e quale sarà la Salvezza?". Il Profeta (sallà Allàh 'alayhi wa sallàm) ha risposto: «Il Libro di Allâh (Corano) Benedetto l'Altissimo, esso (il Corano) porta le notizie di coloro che vi hanno preceduti, le informazioni su coloro che verranno dopo di voi, ed egli (il Corano) è il Giudice delle vostre azioni. E' chiaro e non permette delle obliquità (l'uso di sotterfugi); chiunque lo ignora, sia pure egli un Potente tiranno, Allâh lo punirà. Chiunque cerca la Via (della Saggezza)



Il Corano è la corda salda di Allâh, è la Sua Luce (nuru-Hu) chiarificatrice, il Ricordo Saggio (dhikr hakim), la Retta Via (sirat al-mustaqîm), con esso non si può cadere nell'illusione, con esso le lingue (parole) non si confondono né i pensieri si moltiplicano (complicano) e i Sapienti non si saziano mai di esso, i timorati di Allâh non se ne stancano, non si annoiano, esso, anche se lo ripetiamo spesso, non ci annoia, niente lo consuma né lo modifica, le sue meraviglie sono infinite e i Jinn non smetteranno di proclamare, appena lo sentono: «Invero noi abbiamo ascoltato una Recitazione (Qur'ân) meravigliosa» (Cor.72:1).

Il Sapiente ('Alim) che ha preso la sua Scienza (dal Corano) precede in Scienza (gli altri), colui che parla con le sue parole (ne fa diventare la sua parola) è veridico (siddiq), colui che l'utilizza per governare, è Giusto, colui che lo mette in pratica nei suoi atti ('amal bihi) è ricompensato, e colui che fa l'appello ad esso (da'wà ilayhi) (invita la gente a leggerlo e a seguirlo) questi è guidato sul retto sentiero (sirat al- mustaqîm).»102


Il CORANO ci è sufficiente

«Sayyidinâ Muhammad Rasûlu-Llâh (su di lui la preghiera e la pace divine), si è incontrato un giorno con sayyidinâ 'Umar (che Allâh sia soddisfatto di lui) in una delle vie di

Medina e 'Umar aveva in mano alcuni fogli e il Rasul gli ha chiesto:

"Cos'hai 'Umar nelle tue mani?". 'Umar rispose: "Ho alcuni fogli della Torâh (Bibbia)". L'Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) è andato allora in collera e gli ha detto: "Oh Umar, non ti basta quello che c'è nelCorano"? Allora sayyidina 'Umar prese i fogli che aveva in mano e gli gettò per terra e voleva poi calpestarli con i suoi piedi. L'Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) allora gli ha detto: "No! non calpestarli [per non mancare di rispetto in ciò che è scritto in essi] ma bruciali, perché in essa (la Torâh) ci sono i nomi di Dio e i nomi dei Suoi Profeti.»103

*

Consigli di Shaykh sidi Mustafà Bassir (r.a.)104

Sul giusto comportamento da tenere di fronte ai disordini e sedizioni (fitna) degli ultimi tempi e come salvarsi da essi.

«Ogni cosa, del cielo e della terra, appartiene ad Allàh. Egli (Allàh) amministra gli affari di tutte le creature esistenti e procede nel Suo mondo come Egli vuole; noi dobbiamo sapere che Allàh ci guida a ciò che Lui ama: "Ciò che Allàh vuole e sceglie, sarà, e ciò che Allàh non vuole e non sceglie, non sarà".

Noi dobbiamo occuparci di ciò che è bene (khayr) e migliore per noi e per voi. Allàh l'Altissimo ha detto:

«Ognuno agisce secondo la sua disposizione, però il vostro Signore ben conosce chi segue la via migliore.»105

L'Inviato di Allàh sayydinà Muhammad (su di lui le benedizioni di Allàh e la pace) ha detto:

«Ognuno sarà diretto a compiere ciò per cui Allàh l'ha creato» e Allàh ci dato tutto ciò che è più conveniente [utile] per noi, in questo mondo (dunyà) e per il mondo dell'Aldilà (akhira).

Cari Fratelli, camminate perciò con un passo spedito sulla Via che porta ad Allàh (Tariqa Allàh) [come dice il detto arabo]: «colui che si incammina sulla Via, arriva» (kullu man sàra 'alà al-darb wa sala).

Non occupatevi [distraetevi] delle apparenze (zahir) [di

ciò che appare e si manifesta esteriormente] nel mondo (dunyà), perché esso è come un vento che cambia ed imprevedibile: esso (il mondo dunyà) gira da ovest verso est e il suo contrario, e poi da nord verso sud e il suo contrario. Cosi Allàh l'Altissimo ci ha detto: «Badate che non v'inganni la vita terrena (dunyà) e che L'Ingannatore (al-Gharùr) [Satana] non v'inganni su Allàh!»106

Cari Fratelli, osservate con scrupolo (warà) la vostra purificazione (at-tahàra) e se è possibile, la Preghiera (Salàt) nel suo giusto tempo; eseguite la Preghiera in gruppo Salàt Jumu'à (la Preghiera del Venerdì), cosi come il Ricordo di Dio (dhikr Allàh) in gruppo e da soli. Che Allàh guidi tutti noi sulla 'Retta Via' (as-Siràt al- Mustaqìm)».

(Sidi Omar -2012)




dalla raccolta numero 5 dei Mudhakara di S. Umar Firgo:


LA POVERTÂ SPIRITUALE (al-Faqr)


Nel Tasawwuf (Sufismo) ci si definisce faqir (povero) perché ci si ricorda a vicenda la "vera natura" ed il "vero stato" dell'uomo in questo mondo (dunyà), come viene detto in questo versetto del Corano:

«O uomini, voi siete i poveri (fuqarà) [i bisognosi di Dio], mentre Dio, Egli è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode.»

I Maestri Spirituali del Tasawwuf (Suyukh) attirano l'attenzione del discepolo (murid) sullo stato di «faqr» comunemente chiamato con «povertà spirituale» evidenziandolo come un passaggio "obbligatorio" per il cammino (suluk) verso Dio e per la propria realizzazione spirituale. Realizzare la propria "povertà spirituale" nei confronti di Dio è perciò un passaggio molto "operativo" per chi vuol veramente "perfezionare" se stesso. Riporto di seguito alcuni brevi spunti, sui tanti che ci sono, su questo argomento presi dai vari Sapienti, con l'augurio di "stimolare" la curiosità el'interesse di chi leggerà queste righe, affinché ognuno

possa trarne un beneficio personale a Dio piacendo.

dal libro II dei Mudhakara Lezione 10

fatta alla «Zawiya Bassiriya» Italia (Vr) (Sabato 1 Dicembre 2012 – 17 Muharram 1434 H.)

In nome di Allàh, Misericordioso e Clementissimo

Allahumma (Oh Dio) prega sul nostro sayyid Muhammad e sulla

sua famiglia e sui suoi Compagni e rivolgi loro il saluto di Pace.

«Al hamdu li-Lllàh 'alà ni'mata al-Islâm wa kifâ bihâ ni'mata»

«Lode ad Allàh per questo dono (favore divino) dell'Islâm e ci sia

sufficiente questo dono» (hadith)

Nobili Fratelli e Sorelle in Allàh,

assalamu 'alaykum wa rahmatu-Llahi wa barakàtu-Hu.

Abbiamo selezionato, come ogni Mese, una raccolta di detti (ahàdith) del nostro amato Profeta Muhammad

(sallà Allahu 'alayhi wa sallàm) e di Articoli preziosi come insegnamento spirituale, alimento per i cuori, e aiuto

per il nostro cammino (suluk) sulla Via Spirituale (Tariqa) che porta ad Allàh. Lui è la nostra Origine e Lui

è il nostro fine, Gloria a Lui l'Altissimo e la Lode spetta ad Allàh, il Signore dei Mondi.

• VIRTU' SPIRITUALI DELLA PREGHIERA (Salàt)

La Preghiera Rituale (Salàt) è il cammino della rettitudine (istiqàma) che porta alla prossimità (hadra) di Allàh (gloria a Lui l'Altissimo), poiché la preghiera è un atto di adorazione e un'azione di grazia. É Allàh che ci chiama e ci onora, e con il suo servizio la Preghiera ci avvicina a Lui. Egli dice: «prosternati e avvicinati» conformemente alla Sua parola: «E non ho creato i Jinn e gli uomini se non affinché Mi adorino (wa mà. khalatqu al-jinna wa al-insan illàh liya'budun) ».

La preghiera è un rito, cioè un atto trasmesso per Rivelazione divina e che per questo esso stesso è un modo di Rivelazione.

Le preghiere in numero di «cinque» seguono il ritmo del sole: Alba, mezzodì, pomeriggio, tramonto e notte, all'unisono con l'Universo, dice Allàh l'Altissimo: «Non vedi, dunque, che è davanti ad Allah che si prosternano tutti coloro che sono nei cieli e tutti coloro che sono sulla terra e il sole e la luna e le stelle e le montagne e gli alberi e gli animali e molti tra gli uomini?...» 

Riportiamo di seguito alcuni articoli sulle «Virtù Spirituali della Preghiera» presi da alcuni grandi Sapienti della Tradizione islamica.


Sii costante nella tua preghiera, perché è l'atto di adorazione ('ibàdàt) più importante di tutti. Durante la tua preghiera non lasciare che satana si prenda gioco del tuo cuore, non lasciare che ti distragga fino ad installarti l'agitazione e privarti così del godimento della luce della preghiera. 

Sii costante nella tua umiltà nell'atto della preghiera affinché il piacere che procura questa dolce luce persista nel tuo cuore. Così facendo, anche dopo il saluto finale della preghiera (assalamu 'alaykum), questa luce continuerà a illuminare il tuo cuore.

La preghiera impedisce ogni turpitudine e ogni atto biasimevole a causa dell'umiltà manifestata mentre ad essa ci si dona: umiltà del cuore (che si scioglie davanti alla Maestà divina) e delle membra del corpo (che esprimono questa attitudine del cuore). E' così che la preghiera diventa continua, eterna. Sappi che solo Allah è il Soccorritore tramite il Quale ti può arrivare l'aiuto ad adorar-Lo ed a chiedere il Suo soccorso, perché Allàh è il Migliore degli aiuti. È Lui che può insegnarti il modo di adorare e questo è perché nella Sura Fâtiha, diciamo: «Te noi adoriamo e a Te noi chiediamo aiuto» (iyya-Ka na'budu wa iyya-Ka nasta'in) Che la tua devozione per il tuo Signore non sia per te un mezzo per diventare un oggetto di culto [di inorgoglirti]. Fa' in modo che l'atto di adorazione che compi verso Allàh sia il segno del tuo attaccamento al Suo servizio e della tua condizione di servitore ('abd), perché colui che guarda con compiacenza ai suoi atti di devozione non adora in realtà che sé stesso ( Abù Hafs).


• Dall'Imàm Al-Ghazâlî 

La preghiera ci è stata ordinata per educare il cuore, rinnovare l'invocazione del nome di Dio e consolidare l'atto della fede. La virtù della Prosternazione (al-Sujùd) Si racconta che un uomo ha detto al Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine): «Imploro Allah che io possa essere tra coloro per i quali tu intercederai [presso Allàh] e che Egli mi gratifichi di accompagnarti in Paradiso». Il Profeta gli rispose:

«Implora-Lo con numerose prostrazioni (sujùd)». Si dice anche che il momento in cui l'uomo è più vicino ad Allàh, sia quando si è prosternato con la testa a terra. È il senso della parola del Signore:

«Prosternati ed avvicinati». La virtù della sottomissione umile (al-khushû') È scritto nei libri antichi che Allah ha detto: «Non accetto la preghiera di chiunque preghi, ma accetto la preghiera di colui che è umile davanti alla Mia grandezza e che non è orgoglioso davanti ai Miei servitori. Io nutro il povero che ha fame del Mio Volto». Il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine) ha detto:

«La Preghiera (Salàt) è stata resa obbligatoria (fard), il Pellegrinaggio (Hajj) è stato ordinato, e le pratiche di devozione ('ibadàt) sono state notificate per invocare Allah. Se non provi nel tuo cuore timore per la grandezza di Colui che invochi, che cosa vale dunque la tua invocazione?» (Hadith) A qualcuno che gli aveva posto una domanda a proposito della preghiera, il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine) rispose:

«Quando preghi, prega come se facessi i tuoi addii». Vale a dire, come qualcuno che fa i suoi addii a se stesso, ai suoi desideri e alla vita terrena e che se ne vanno verso Allah». 

• Da Ibn 'Atâ' Allàh al-Iskandari 66

«Sapendo (Dio) che tu [uomo] sei soggetto alla noia, ha reso varie per te le Sue prescrizioni. Ma sapendo anche che tu sei soggetto alla fretta fissò delle ore per il loro compimento. Affinché la tua preoccupazione sia il compimento della preghiera e non l'osservanza del rituale:

Poiché ogni osservante non è un orante. La preghiera purifica i cuori e apre le porte dell'Inconoscibile.  La preghiera è il luogo del colloquio [con Dio] e la fonte della fedeltà. In essa si allarga il campo delle coscienze, e risplende la brillantezza delle luci. Conoscendo la tua debolezza Egli [Dio] ha diminuito il numero delle preghiere, ma sapendo quanto tu hai bisogno del Suo favore, ne ha moltiplicato i frutti. Reclami tu qualcosa in cambio della tua azione? Allora, lo stesso si reclamerà anche a te.

Che essa [la preghiera] sia fatta con sincerità: A colui che non si fida è sufficiente che gli si offra la sicurezza. Non pretendere nulla in cambio di un'opera della quale non sei tu l'autore, è sufficiente come ricompensa alla tua azione che Egli (Dio) si degni di accettarla». *

• Dal Profeta Muhammad (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) A sigillo riportiamo questi due detti (ahàdith) del Profeta Muhammad (salla Allàhu 'alayhi wa sallàm).

Il Profeta disse:

«Certo la prima delle opere per le quali il servitore dovrà rendere conto nel Giorno della Resurrezione sarà la preghiera. Se questa è stata compiuta bene, egli trionferà e sarà colmato di felicità. Per contro, se essa è stata mal compiuta, egli raccoglierà la delusione e il fallimento». E ancora: «La preghiera dell'uomo presso la sua abitazione è una luce per la sua casa».

dal V libro Mudhakara nr 24:

• SULLA PROSTERNAZIONE A DIO (SUJUD)

In nome di Allàh, Misericordioso e Clementissimo

Allahumma (Oh Dio) prega sul nostro sayyid Muhammad e sulla sua famiglia e sui suoi Compagni e rivolgi loro il saluto di Pace.

«Al hamdu li-Llàh 'alà ni'mata al-Islâm wa kifâ bihâ ni'mata»

«Lode ad Allàh per questo dono (favore divino) dell'Islâm e ci sia

sufficiente questo dono» (hadith)

Nobili Fratelli e Sorelle, in Allàh,

as-Salàmu 'alaykum, wa rahmatu-Llàhi wa barakàtu-Hu.

Come da istruzioni del nostro ben amato Shaykh sidi Muhammad al Mustafà Bassir (r.a.), concludiamo questa

nostra Riunione del Dhikr Allàh, con alcuni detti (ahàdith) del Profeta Muhammad (s.a.s.) e con sagge parole prese dalle Fonti Sapienziali della Tradizione Islamica e del Tasawwuf.

Detti e parole ricchi d'insegnamenti spirituali, alimento per nostri i cuori, e aiuto per il nostro cammino (suluk) sulla Via Spirituale (Tariqa) che porta ad Allàh. Allàh è il nostro fine!

Gloria a Lui l'Altissimo, e Lo ringraziamo: «La Lode spetta ad Allàh che ci ha guidati a ciò (alla Fede, all'Islam e a questo incontro), noi non saremmo stati capaci a ben orientarci se Allàh non ci avesse ben guidati» (Cor. Al-A'raf 7:43).    "Al-hamdu li-Llàh, wa shukru li-Llàh khatyran".

La lode spetta ad Allàh, e ringraziamo Allàh tantissimo.*

Descrizione del Profeta nella Bibbia (Toràh) e altro E' riportato che 'Atà ibn Yassàr (Allàh sia soddisfatto di lui) ha detto: "Ho incontrato 'Abdullah Ibn 'Amr Ibn Al-'Âs (Allàh sia soddisfatto di lui) e gli ho chiesto: Dimmi il modo in cui L'Inviato di Allàh (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) è descritto nella Torah (Bibbia)". Ha risposto:

"Si [accetto di risponderti], giuro su Allàh che alcune delle caratteristiche con cui (il Profeta) è descritto nel Corano si possono trovare anche nella Torah: «Oh Profeta! Ti abbiamo mandato come testimone, nunzio e ammonitore (Cor. 33,45) e un rifugio per gli illetterati (analfabeti). 

Tu sei il Mio servitore e il Mio Messaggero, ti ho chiamato Al-Mutawakkil (colui che si rimette con fiducia ad Allàh), tu non sei ne volgare ne grossolano, tu non gridi (schiamazzi) nei mercati, ne ripaghi il male con il male, ma al contrario tu perdoni e non porti rancore. La sua anima rimonterà verso Allàh, se non quando la comunità storta (fuorviata) sarà stata messa per suo tramite sulla Via diritta (siràt al-mustaqim) in modo che finalmente [la gente] dichiari: "Non c'è altro dio degno di culto tranne Allàh" (Là ilàha illà Allàh).

Attraverso di lui, Allàh renderà vedenti [della verità] gli occhi che prima erano ciechi, renderà attente le orecchie precedentemente sorde e aprirà i cuori in precedenza sigillati.»

Qatada riporta che Anas Ibn Malik ha riportato che il Profeta (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) ha detto: Ho iniziato la preghiera (come Imam) e desideravo allungarla, ma ho sentito il pianto di un bambino e allora l'ho accorciata (resa più veloce) poiché conosco l'amore di sua madre (e il suo intenerimento) a causa delle lacrime del figlio» Il Profeta si comportò in questo modo, per tenerezza e misericordia verso il cuore della madre.

Abù Mas'ùd al-Ansàri (Allàh sia soddisfatto di lui) ha riportato che un uomo ha detto all'Inviato di Allàh (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm): "A volte mi succede di non poter fare la preghiera in comune a causa di un tale (Imam) che la allunga troppo." Non ho mai visto il Profeta (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) fare un richiamo a qualcuno ed essere cosi arrabbiato come quel giorno.

Ha detto: «Oh uomini! Voi spingete la gente a fuggire dalla preghiera (in comune). Colui che dirige la preghiera, la abbrevi (faccia un po' veloce) in quanto vi sono tra gli uomini (che seguono), il malato, il debole e chi ha altre preoccupazioni»

• ABBONDATE NELLA PROSTERNAZIONE (sujûd)

La prosternazione (sujûd) è un pilastro dell'orazione rituale (salât), ed uno dei suoi elementi distintivi e caratteristici. Ibn al-Qayyim (Allâh ne abbia misericordia) l'ha descritta come il «segreto della preghiera», come il principale dei suoi pilastri (arkân) e come il «sigillo» dell'inchino (rukû'), che lo precede. 

In un certo senso, tutti i gesti rituali che lo precedono ne costituiscono una sorta di preludio: esso costituisce infatti il «vertice» dell'adorazione, laddove il servo ('abd) realizza la sua sottomissione al Signore.

Dice l'Altissimo (Gloria a Lui) nella Sura Al-Fath (la Vittoria) n. 68 v. 29:

«Li vedrai inchinarsi e prosternarsi, bramando la grazia di Allâh ed il Suo compiacimento. Il loro segno è, sui loro volti, la traccia della prosternazione».

Mujâhid ha indicato come questa «traccia» (athar) sia da intendersi come l'umiltà, che contraddistingue coloro che assolvano all'orazione con devozione (kushû'); nel Tafsîr al-Jalalayn, essa è invece descritta piuttosto come un lucore, che rischiarerà i credenti nel Giorno della Resurrezione: «Invero, in quel Giorno la mia Comunità avrà lucenti i volti per la prosternazione e gli arti per l'abluzione».

Nella prosternazione – posizione delle membra che riflette la realizzazione della servitù interiore ('ubudiyyah), e la purificazione del cuore dallo attaccamento e dalla dedizione a ciò che sia altro da Dio – il servo si approssima dunque spiritualmente al suo Creatore, attestandone la sovrana Maestà e rimettendosi al Suo volere assoluto. Abû Hurayrah (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che l'Inviato di Allâh (su di lui le benedizioni e la pace divine) disse: «[Il momento in cui] il servo si trova più vicino al suo Signore [è] quando è prosternato: abbondate dunque nell'invocazione [quando vi prosternate]!».

Tale vicinanza (qurba) fa sì che l'invocazione (du'â') del servo in prosternazione sia accolta infatti con maggiore probabilità da parte del suo Signore; siamo quindi invitati ad «abbondare» in essa, tanto nel senso della quantità delle prosternazioni offerte – tramite l'assolvimento di orazioni surerogatorie (nawâfil) – sia

nel senso del tempo dedicato ad ogni prosternazione, da compiersi con concentrazione ed umiltà.

Ibn 'Abbâs (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato in un lungo hadîth che l'Inviato di Allâh (su di lui le benedizioni e la pace divine) disse: «Nell'inchino (rukù) glorificate il Signore, e nella prosternazione (sujùd) impegnatevi nell'invocazione, poiché è probabile che vi sia esaudita».

'Ubâdah ibn as-Sâmit (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che l'Inviato di Allâh (s.a.s.) disse: «Non c'è alcun servo che si prostri ad Allâh [fosse anche] una sola volta, senza che per essa Allâh gli ascriva un'opera buona (hasana), gli condoni un peccato e lo innalzi di grado: abbondate dunque nel prosternarvi!».

Ma'dân ibn Abî Talha (Allâh ne sia soddisfatto), ha riportato che un giorno incontrò Thawbân, il  liberto dell'Inviato di Allâh (su di lui le benedizioni e la pace divine), e gli disse: «Informami di un'opera che io possa compiere, e per la quale Allâh mi faccia entrare in Paradiso» – o disse: «[Informami] dell'opera più amata da Allâh». Thawbân rimase in silenzio; egli domandò allora una seconda volta, e quindi una terza; questi rispose dunque: «Domandai la stessa cosa all'Inviato di Allâh (su di lui le benedizioni e la pace divine) ed egli rispose: "Ti raccomando di abbondare, nel prosternarti ad Allâh: invero, non compi alcuna prosternazione ad. Allâh senza che Allâh elevi il tuo grado e ti condoni un peccato"». La prosternazione è dunque il gesto visibile dell'obbedienza e della remissione, per il quale Allâh (Gloria a Lui) dischiude le porte del bene, e rispetto a cui i demoni sono impotenti e sconfitti.

Abû Kurayb (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine) disse:

«Quando il figlio di Adamo legge [un versetto in cui si ordini] la prosternazione e si prosterna, Satana si ritira e piange, dicendo: "Guai a me! Al figlio di Adamo è stato ordinato di prosternarsi, si è prosternato e gli spetta il Paradiso, mentre a me fu ordinato di prosternarmi, ho rifiutato e mi spetta il Fuoco"».

Che Allâh (Gloria a Lui) ci conceda di prostrarci a Lui con le membra e con il cuore, e di beneficiare così della Sua misericordia e delle Sue abbondanti benedizioni, affinché non desideriamo altro che la Sua soddisfazione  e la benedizione e la tutela divine siano sul nobile Inviato di Allâh, il Profeta Muhammad, e sulla Sua Famiglia e su tutti i Suoi nobili Compagni.

*

Lodato sia Allah per le sue innumerevoli benedizioni e benefici.

Possa Allah accettare da tutti noi, le nostre buone opere e

perdonarci quelle cattive. Possa Allàh unirci attorno a «Là ilàha

illà Allàh» e riconciliarci nei nostri cuori.

Amìn, Amìn, Amìn.

E Allàh è più Sapiente (Wa Allàhu 'Alìm)

E la lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi

(Al hamdu li-Llàh rabbi l-'alamìn)

dal quinto libro: mudhakara:

ALLAH CHE RIDE

«E' Lui [Allàh] che fa ridere e che fa piangere»

(Corano An-Najm 53, vers.43)

I commenti classici a questo versetto sono ovvi.

Allâh è l'origine delle gioie e delle pene dell'uomo, sia che avvengano in questo mondo che nell'Altro. Ma la semplicità di queste parole divine cela, come sempre d'altronde, altri significati e altre realtà. Gli uomini della Via vi hanno scorto un'applicazione particolare al caso dei Profeti e dei Santi e anche, a gradi diversi, di tutti gli uomini spirituali, con una certa enfasi per i loro Maestri.  Questa applicazione deriva dalla nota considerazione 

che la Via spirituale ha, tra i suoi principali obiettivi, quello di condurre l'uomo alla sua forma divina originale, in accordo con una definizione classica che afferma: «Il Tasawwuf è l'acquisizione dei caratteri di Allâh».

Ho già parlato in un'altra occasione del buon umore del Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) che connotava frequentemente il suo carattere. Oggi vorrei precisare l'aspetto fondamentale di questa sua allegria, la quale aveva delle origini molto più profonde di quanto si possa immaginare. La sua gioia e il suo stesso ridere avevano infatti una relazione molto stretta e intima con l'allegria e il riso di Allâh. Comprendere questo è veramente basilare e consegue dal fatto che il suo carattere era lo specchio fedele dei caratteri divini, i quali si manifestavano attraverso un supporto puro e eccezionalmente predisposto a tal fine. Da ciò deriva il fatto che la sua gioia, come d'altronde la sua collera, erano l'espressione in questo mondo della gioia e della collera di Allâh, in ogni momento e in ogni circostanza. Ci è stato riportato dai suoi Compagni che il Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) amava scherzare, ma nello scherzo non diceva che la verità, amava ridere, ma il suo ridere, viene precisato, non era mai uno sghignazzare che umiliava od offendeva, ma l'espressione della contentezza per una buona cosa verificatasi. Nel ridere il suo volto si illuminava, i suoi denti si scoprivano e tutto il suo essere si distendeva in una semplicità, in una limpidezza e in un fascino fuori  dal comune. 

Quando il Profeta (benedizioni e Pace su di lui) rideva, i suoi Compagni erano rassicurati e si tranquillizzavano, perché sapevano che Allâh era soddisfatto di loro.

Allâh che ride! E' una bella immagine di Dio, anche se tale antropomorfismo può sorprendere e sconcertare. 'Alî Abî Ṭâlib (rḍy) riporta che vide un giorno il Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) levare la testa verso il cielo e dire: «Dio mio, perdona i miei peccati! Nessuno perdona i peccati se non Te!» Poi si rivolse a lui ridendo. Quando 'Alî gli domandò il motivo del suo ridere, rispose: «Se ho riso, è a causa del ridere del mio Signore (li-dahki Rabbî): è soddisfatto di sentire che il Suo servo è cosciente che nessuno può perdonare i peccati se non Lui!».

In un altro hadîth viene riportato che l'Inviato di Allâh (su di lui le benedizioni e la Pace divine) disse un

giorno: «Il nostro Signore ride nel vedere i Suoi servi disperare della loro sorte mentre è vicino il cambiamento che Egli vi apporterà». Gli fu allora chiesto: «O Inviato di Allâh, ma Allâh ride veramente?».

Al che rispose: «Certamente! Nessun bene ci potrà mancare da parte di un Signore che ride!». Ad una domanda se Allâh provasse gioia, il Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) affermò categoricamente:

«Certo! Allâh prova più gioia del fatto che il Suo servo si pente dei suoi peccati che uno di voi quando, improvvisamente, ritrova il suo cammello che aveva perduto mentre stava attraversando il deserto».

Sono innumerevoli gli ahâdîth (detti profetici) che presentano Allâh che ride. I commentatori naturalmente si sono sempre opposti ad un netto antropomorfismo, e si sono divisi in due schiere abbastanza omogenee: i partigiani della lettera e quelli della metafora. Entrambi i punti di vista sono stati accolti e condivisi dai Maestri spirituali, senza trovarvi reale opposizione. 

Sicuramente nessun letteralista sostiene che Dio ride come noi ridiamo. Per loro il fatto di sostenere che Dio ride realmente non significa che il suo modo di ridere assomigli a quello delle Sue creature. «Dio ride come vuole e come a Lui conviene» è la frase che sintetizza la loro dottrina. 

Gli anti-letteralisti, da parte loro, propongono principalmente due spiegazioni del ridere di Dio, entrambe di tipo metaforico. La prima prende supporto dalla lingua araba ed esamina il termine dahika (ridere) il cui significato è quello di "far apparire" ciò che è nascosto. Ridere è in tal senso l'atto di far apparire i denti nascosti dalle labbra. Gli arabi dicono dahikati l-ardu «la terra ha riso» per dire che essa svela la bellezza della vegetazione e si fende per dare passaggio ad essa.

«Dio che ride» in questa ottica significa che Egli «rende visibile ed apparente» ciò che accorda della Sua grazia e dei Suoi benefici, in ricompensa a quelli tra i Suoi servi di cui gradisce la condotta, come messo in risalto da tutti gli ahâdîth in cui appare il ridere di Allâh.

La seconda spiegazione, sempre di tipo metaforico, poggia sul significato psicologico che il ridere ha nell'uomo, come espressione di un certo stato d'animo. Si sa che presso gli uomini dotati di discernimento il ridere è segno di soddisfazione e di disponibilità. Il fatto di trovare un viso sorridente come riscontro ad una richiesta avanzata è un segno evidente del suo accoglimento. In sintesi il ridere di Dio è l'espressione «della Sua Soddisfazione, della Sua Misericordia e del Suo Perdono dei peccati» (ridâhu wa rahmatuhu wa safhuhu 'ani dhunûb).  


II^ parte della Khutba 

"Vi sono tre specie d'uomini – disse un giorno il Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) ai suoi Compagni - ai quali Allâh mostrerà il Suo «riso» nel Giorno della Resurrezione: 1) quelli che si levano la notte per pregare, 2) quelli che si mettono in rango per la preghiera e 3) quelli che si mettono in rango per combattere il nemico". 

In un altro celebre e lungo hadîth sulla Resurrezione, il Profeta (su di lui le benedizioni e la Pace divine) ad un certo punto dice: «Quando Allâh terminerà di giudicare gli uomini, resterà ancora un uomo, posto tra il Paradiso e l'Inferno. Sarà l'ultimo ad entrare in Paradiso. Avrà inizialmente il volto orientato verso l'Inferno, e dirà: «O Signore, distogli il mio volto dall'Inferno, il suo vento mi avvelena, il suo ardore mi brucia!». Allâh gli risponderà: «Non sarà che, se questa cosa ti verrà accordata, domanderai poi dell'altro? – No, dirà l'uomo, per la Tua Onnipotenza!». Farà quindi tutto ciò che Allâh vorrà in merito a giuramenti e promesse e allora Allâh distoglierà il suo volto dall'Inferno. Ma una volta che l'uomo avrà il volto orientato verso il Paradiso, e che ne avrà visto la bellezza, inizialmente tacerà, per tutto il tempo che Allâh vorrà, poi dirà: «O Signore, fammi avanzare fino alla porta del Paradiso!».  Allâh gli risponderà: «Non avevi forse giurato e promesso di non chiedere di più di ciò che hai già domandato?». Al che l'uomo dirà: «O Signore, fa che io non sia la più miserabile delle Tue creature!». E allora Allâh chiederà: «Non sarà che, se ciò ti verrà accordato, domanderai ancora qualcosa d'altro? – No, dirà l'uomo, per la Tua Onnipotenza! Non chiederò altro!». Farà quindi tutto ciò che Allâh vorrà in merito a giuramenti e promesse, fino a che Allâh lo farà avanzare presso la porta del Paradiso.

Ma una volta che sarà arrivato a questa porta e che avrà visto lo splendore del Paradiso, il suo fulgore e la gioia che vi regna, anche se inizialmente l'uomo tacerà per tutto il tempo che Allâh vorrà, poi non potrà trattenersi dal chiedere: «O Signore fammi entrare in Paradiso!». Allah allora tuonerà: «Sventura a te, figlio d'Adamo, come sei perfido! Non avevi forse giurato e promesso di non domandare più di ciò che ti è già stato accordato? – O Signore, risponderà l'uomo, non mi fare essere la più miserabile delle tue creature!». Allora Allâh riderà nel sentirlo parlare così, poi gli permetterà di entrare in Paradiso». Gli insegnamenti di questo hadîth sono tanti, ma alcuni in particolare sono da evidenziare. Quest'uomo in bilico tra l'Inferno e il Paradiso è sicuramente un peccatore, ma ha una risorsa importante che gli permetterà infine di accedere alla felicità eterna: non cerca giustificazioni, ma si rivolge esclusivamente, ripetutamente, ostinatamente ad Allâh e alla Sua Onnipotenza per ottenere la Sua Grazia e, con essa, il perdono per i peccati commessi. Sa bene che Allâh è il vero e, in definitiva, l'unico Intercessore, e che nessun altro può intercedere o fare qualcosa in suo favore se Lui non vuole. E questo è un grande insegnamento che tutti noi dobbiamo sempre tenere presente, soprattutto quando cerchiamo nelle cause seconde (asbâb) la soluzione dei nostri problemi o delle nostre crisi, dimenticando Colui [Allàh] da cui ogni cosa dipende. La comprova della giusta attitudine di quell'uomo si manifesta quando evoca l'Onnipotenza di Allâh ogni qual volta deve giurare e promettere di non più domandare altro, cosciente che la Sua [di Allàh] Onnipotenza non accetta limitazioni di sorta e che, per quanti giuramenti e promesse lui potrà fare, nulla impedirà al suo Dio di ignorarli, se così vorrà. Questa fede nell'Onnipotenza del suo Signore è la chiave che gli apre le porte del Paradiso, quel Paradiso che in realtà il suo stesso Signore gli ha permesso di pregustare accordandogli ogni volta quanto Gli chiedeva. Allâh risponde sempre alle domande dei Suoi servitori, come recita un versetto coranico (il nr.186) della sura al-Baqara nr.2:

«Io [Allàh] esaudisco la supplica di colui che Mi chiama quando Mi chiama» (Cor.2:186) 

In questo versetto il verbo ugîbu che ho tradotto subito con "esaudisco" (reso normalmente dagli orientalisti con: "rispondo"), deriva da una radice il cui significato è sì quello di "rispondere", ma con insito il proposito di "esaudire" la richiesta avanzata. «Allahumma concedi a tutti noi la grazia di arrivare ad uno stato in cui la gioia del nostro Profeta e del nostro Maestro possano esprimere la loro soddisfazione e quella di Allâh nei nostri confronti per la nostra devozione, la nostra obbedienza e il nostro buon comportamento in questo mondo, e concedi a noi tutti di poter ascoltare, nel Giorno della Resurrezione, il "riso" di Allâh quando esprimerà il Suo ultimo giudizio su di noi!». Amìn!


Lodato sia Allah per le sue innumerevoli benedizioni e benefici.

Possa Allah accettare da tutti noi, le nostre buone opere e perdonarci quelle cattive.

Possa Allàh unirci attorno a «Là ilàha illà Allàh» e riconciliarci nei nostri cuori.

Amìn!

E Allàh è più Sapiente (Wa Allàhu 'Alìm) E la lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi 

(Al hamdu li-Llàh rabbi l-'alamìn)

Lezione 3 primo libro

Lezione (Mudhakàra) del Mese fatta alla «Zawiya Bassiriya» Italia (Vr) (Sabato 7 Gennaio 2012)


Gesù (e Maria) nel CORANO (la pace su di loro)

In nome di Allàh, Misericordioso e Clementissimo Allahumma (Oh Dio) prega sul nostro sayyid Muhammad e sulla sua famiglia e sui suoi Compagni e rivolgi loro il saluto di Pace.

«Al hamdu li-Lllàh 'alà ni'mata al-Islâm wa kifâ bihâ ni'mata» 

«Lode ad Allàh per questo dono (favore divino) dell'Islâm e ci sia sufficiente questo dono» (hadith)


Parole di Gesù

L'Imâm Malik riporta che Gesù figlio di Maria (la pace su di loro) diceva: «Non parlate troppo a lungo senza mai ricordare (dhikr) il nome di Dio, perché i vostri cuori s'induriscono (per l'assenza del ricordo-dhikr di Dio).

 Il cuore duro è lontano da Allàh e tuttavia voi non sapete. 

Non date giudizi sui peccati (dhunub) degli uomini come (se voi foste) dei Signori (Rabb) [che hanno cioè potere di giudizio], ma giudicate piuttosto i vostri peccati perché voi siete dei servitori ('abd) [e sarete giudicati da Dio]. Tra gli uomini ci sono i castigati (i provati) e i salvati. Così  abbiate misericordia a riguardo dei castigati, e lodate Dio per la vostra salvezza (di non essere tra i castigati).



  • GESU' ('ISÀ) FIGLIO DI MARYAM (E MARIA) (su di loro la pace) COME SONO DESCRITTI NEL CORANO

La Rivelazione Coranica e la Tradizione Profetica (Sunna) hanno consacrato un posto d'onore molto importante per il Profeta Gesù 'Isà (la pace sia su di lui) e di sua madre Maria (Maryam) (pace su di lei). E 'importante notare che:

  • Due Sure del Corano sono intitolate in onore di questa Famiglia pura e benedetta: "La Sura della famiglia di Imràn" (Corano Sura Al-'Imràn nr.3) e "la Sura di Maria" (Corano Sura Maryam nr.19).
  • Maria (Maryam) (la pace sia su di lei) è l'unica donna menzionata nel Corano con il suo nome proprio.

Abbiamo ritenuto appropriato e pertinente riassumere nel seguente articolo la visione islamica concernente questo nobile ed eminente Profeta "Gesù figlio di Maria" (pace e salvezza su di lui).

Hannah La madre di Maria (Maryam) (la pace su di lei).

Il Corano ci insegna che la moglie di Imràn (e madre di Maria) aveva offerto il suo bambino non ancora nato, al servizio di Allàh. La madre di Maria si chiamava Hannah ed era la sorella della moglie del Profeta Zaccaria (la pace su di lui). Hannah e suo marito Imràn, disperavano ormai di non poter più avere dei figli, ma un giorno Hannah invoca ardentemente il suo Signore (Dio) e lo supplica di dargli un figlio, promettendo che questo bambino avrebbe servito nel Tempio di Dio a Gerusalemme. Dio ha ascoltato le sue preghiere e lei rimase cosi incinta. Allah dice nel Corano:

«Quando la moglie di Imràn disse: Signore, io dedico a Te in voto ciò che porto in seno, che sia consacrato. Accetta dunque il mio voto: sei Tu Colui che ascolta e Colui che sa!". E quando la partorì, disse: "Signore, l'ho partorita femmina" (ma Dio sapeva meglio che cosa aveva partorito) "e il maschio non è come la femmina. Le ho dato nome Maria (Maryam) e Ti chiedo di proteggere lei e la sua discendenza dal demonio maledetto". E il suo Signore l'accettò di una accettazione buona, e la fece crescere bellissimo germoglio, e fece di Zaccaria il suo tutore. Tutte le volte che Zaccaria entrava da lei, nel suo luogo di preghiera, trovava presso di lei buona provvidenza (di cibo), e diceva: "Maria, da dove ti viene questo?" "Mi viene da Dio", rispondeva. "Invero Dio concede provvidenza a chi vuole senza misura

Quando arrivò il momento per Maria (Maryam) figlia di Imràn di entrare nel Tempio, tutti volevano prendersi cura di questa pia bambina di Imràn. Come si usava a quel tempo, gli uomini tirarono a sorte e Dio fece in modo che il Profeta Zaccaria diventasse il suo tutore. Allàh dice nel Corano:

«Questo fa parte degli annunci dell'invisibile, che siamo Noi ad ispirarti: tu infatti non eri con loro quando gettavano i calami per scegliere chi sarebbe stato il tutore di Maria e non eri con loro quando disputavano

Maria (Maryam) Madre di Gesù (la pace sia su di lei). 

Maria nel Corano è citata 34 volte, c'è inoltre un capitolo del Corano che porta il suo nome: «Corano Sura di Maryam n.19». Maryam è ugualmente l'unica donna menzionata nel Corano con il suo proprio nome. Maryam è per l'Islam un modello di: purezza, di castità, di santità, di pietà e di devozione. Allah dice nel Corano:

«Quando gli angeli dissero: Maria! Dio ti ha eletta, e ti ha purificata, e ti ha eletta tra le donne dei mondi (nisà' al 'àlamin).» (Corano Sura La Famiglia di Imràn 3:42.)

Allah l'ha gratificata per diversi prodigi, per esempio essa aveva i frutti dell'inverno in estate, e i frutti dell'estate in inverno, per la grazia di Allah. Allah dice nel Corano:

«Tutte le volte che Zaccaria entrava da lei, nel suo luogo di preghiera, trovava presso di lei buona provvidenza (cibo) e diceva: "Maria, da dove ti viene questo?" "Mi viene da Dio" rispondeva. "Invero Dio concede provvidenza (rizq) a chi vuole, senza misura.»( Corano Sura La Famiglia di Imràn 3:37)

Tra i molti privilegi di Maria (Maryam) ne citiamo alcuni: Secondo 'Abù Hurayra (Allah sia soddisfatto di lui) il Profeta sayydinà Muhammad (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) ha detto: «Tutti i figli di Adamo vengono colpiti al fianco dal demonio (shaytân) quando la loro madre li partorisce (è per questo che piangono) ad eccezione di Maria (e di Gesù): il demonio venne per colpirli, ma colpi il velo».

(Molti commentatori riportano un hadith secondo il quale fu frapposto una cortina (o 'un velo' hijàb) al momento delle due nascite di Maria e di Gesù, cosi che il demonio poté colpire solo tale cortina. In tale modo Maria e Gesù non si proponevano di peccare, come accade al resto dei figli di Adamo.)

 Questo è anche riportato nel seguente versetto coranico:

«E quando la partorì, disse: "Signore, l'ho partorita femmina" (ma Dio sapeva meglio che cosa aveva partorito) "e il maschio non è come la femmina. Le ho dato nome Maria (Maryam) e Ti chiedo di proteggere lei e la sua discendenza dal demonio maledetto (wa innì u'ìduhà bi-ka wa dhurriyyatahà min s-shaytàni ar-rajìm)"».

La Tradizione profetica (Sunna) autentica, ugualmente riporta che "Maria è tra le quattro donne più perfette al mondo" e sarà la moglie del Profeta (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) in Paradiso.

Gesù ('Isà) figlio di Maria (su di lui la pace).

La nascita miracolosa, Allah dice nel Corano:

«E ricorda nel Libro Maria, quando si appartò dalla sua famiglia in un luogo a Oriente. Prendendo un velo per nascondersi da loro. Le inviammo il Nostro Spirito (Ruh l'angelo Gabriele) che le si presentò come uomo perfetto. Disse (Maria): "Che il Misericordioso mi protegga da te! Non sei timorato?" Egli rispose: "Altri non sono che l'Inviato del tuo Signore, per donarti un bambino purissimo. "Lei allora chiese: 'Come potrò avere un bambino, se nessun uomo mi ha mai toccato e non sono un donna dissoluta?'. 'Così (sarà)' replicò (Gabriele). "Ha detto il tuo Signore: 'Questa è cosa facile per Me. Ne faremo (di Gesù) un segno per la gente, e una misericordia da parte Nostra. E' una cosa decretata'". 

Maria lo concepì (Gesù) e si appartò con lui (in seno) in un luogo lontano. Le doglie la spinsero a rifugiarsi presso il tronco di una palma. Disse (allora): "Magari fossi morta prima! Magari fossi cosa dimenticata e obliata!" La chiamò (una voce) da sotto di lei (dicendole): "Non rattristarti, il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, ed essa farà cadere su di te datteri maturi. Mangia, bevi e rinfresca i tuoi occhi! E se dovessi vedere una qualche creatura umana di': 'Ho fatto voto al Misericordioso di digiunare, e oggi non parlerò con nessuno'.

" Andò con lui (Gesù) in braccio dalla sua gente, Dissero: "Maria, hai fatto una cosa inaudita! Sorella di Aronne: tuo padre non era un malvagio, né tua madre era una donna dissoluta." Lei fece un cenno verso di lui (Gesù), ma essi replicarono: "Come faremo a parlare con chi è nella culla, ancora fanciullo?" 

Disse (Gesù): "Invero io sono servo di Dio ('abd Allàh): Egli mi ha dato il Libro (Vangelo-Injil) e reso Profeta e mi ha reso benedetto (mubàrak) ovunque io sia, e mi ha raccomandato la preghiera (salàt) e l'elemosina (zakàt), fino a quando sarò in vita. (Mi ha reso) buono con colei che mi ha generato (Maria), e non mi ha fatto superbo e disgraziato. Sia la pace su di me, il giorno in cui fui generato, il giorno in cui morirò, e il giorno in cui sarò richiamato a vita." Questo è Gesù, figlio di Maria: Parola (Verbo) del Vero (Qawl al-Haqq) sulla quale essi dubitano. Non è da Dio prendersi un figlio, sia gloria a Lui! E quando decreta una cosa, non ha che da dire " Sii!", ed essa è». 

Nella Tradizione islamica, Gesù (la pace su di lui) è un nobile Profeta di Dio tra gli eminenti e gli eletti, ed è un uomo (una creatura di Dio), non è perciò, né Dio, né figlio di Dio.

Allàh ha chiaramente ed esplicitamente condannato nel Corano la divinazione di Gesù.

Allah dice queste parole a proposito di Gesù (la pace su di lui): «Il Messia Gesù figlio di Maria altri non è che Inviato di Allàh (Rasùl Allàh), Sua parola (kalimatu-Hu) che proiettò in Maria, e uno Spirito che viene da Lui (rùhun min-Hu). Credete dunque in Allàh e nei Suoi Inviati e non dite "Tre" [la Trinità]. Smettete! Ciò sarà meglio per voi. In verità Allàh è un Dio Unico! (Allahu ilàhun wàhidun), troppo glorioso ed elevato per avere un figlio.»  Per la Tradizione Islamica, il Profeta Gesù (su lui la pace) è: la Parola (Verbo) di Allàh (Kalimatu Allàh), ed è stato creato dallo Spirito di Allàh e da una madre (Maryam) senza un padre, come pure Adamo è stato creato senza padre né madre e cioè dallo Spirito di Allàh (Ruh) e dall'argilla. Allah dice nel Corano: «Invero l'esempio di Gesù presso Allàh è come l'esempio di Adamo: lo creò di terra (argilla), quindi gli disse "Sii!" e (egli) fu (kun fayakùn).»

L'elevazione miracolosa di Gesù al Cielo e il suo ritorno in Terra alla fine dei tempi.

Il Corano è chiaro e preciso e dice: «Allàh ha sostituito Gesù quando i suoi nemici volevano crocifiggerlo e l'ha elevato presso di Lui.» Inoltre, l'ultimo Inviato Muhammad (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm) durante il suo viaggio al cielo (Ascensione Mi'râj127) ha incontrato Gesù nel secondo cielo assieme a suo cugino Giovanni il Battista (Yahya), come riportato nella tradizione autentica (Sunna).

Gesù ritornerà sulla Terra alla fine dei tempi.

Gesù tornerà per uccidere il falso Messia (Anticristo-ad- Dajjal)128 e portare la Pace e la Giustizia nel mondo, come indicato ugualmente nella Sunna autentica.

Allah dice nel Corano:

«Furono miscredenti, e ingiuriarono Maria (Maryam) con un'enorme menzogna e dissero: "Abbiamo ucciso il Messia, Gesù figlio di Maria, l'Inviato di Dio." Ma non lo uccisero, e non lo crocifissero, ma fu fatto sembrar loro (subbiha la-hum). Invero coloro che si dividono su di lui sono in grave dubbio: essi non hanno sapienza e non fanno che seguire i vani pensieri. Essi non lo uccisero con certezza, ma Allàh lo innalzò a Sé (rafa'a-hu129 Allàh ilay- Hi): invero Allàh è Potente e Sapiente. Non v'è nessuno della gente del Libro che non creda in lui prima della sua morte: e il Giorno della Resurrezione egli testimonierà su di loro».

E ancora: «Quando Allàh disse: Oh Gesù, Io ti accoglierò (mutawaffi-ka) e ti eleverò (ràfi'u-ka) a Me, e ti purificherò da coloro che negano (kafaru): e farò si che coloro che ti seguono siano al di sopra dei negatori (kafir), sino al Giorno della Resurrezione. Quindi a Me farete ritorno, ed Io giudicherò tra voi a proposito di ciò su cui vi dividete.»

Tra i miracoli che Allah ha dato al Profeta Gesù (a.s.)

per confermare il Suo messaggio divino.

Allah dice nel Corano: «Quando gli angeli dissero: "Maria, Allàh ti dà la buona novella di una Parola che viene da Lui: il suo nome è 'il Messia' (al-Masìh), Gesù figlio di Maria, illustre nel basso mondo (dunyà) come nell'Altro (akhira), e uno dei Ravvicinati (al-muqarrabìn). Parlerà alla gente sia dalla culla che da adulto, e sarà nel novero dei buoni." Disse: "Signore, come potrò avere un figlio, se nessun uomo mi ha mai toccata?" Rispose: "Cosi sarà: Dio crea ciò che vuole, e quando decreta una cosa, non ha che da dire "Sii!" ed essa è." Egli (Allàh) gli insegnerà il Libro (Kitàb) e la Sapienza (Hikma), la Toràh e il Vangelo (Injìl); e sarà Inviato (Rasùl) ai figli d'Israele [dirà loro]: "Invero vi porto un segno dal vostro Signore: creerò per voi dall'argilla come una forma di uccello, soffierò in esso e col permesso di Allàh diventerà un uccello; e guarirò il cieco e il lebbroso, e darò vita ai morti col permesso di Allàh; e vi darò notizia di ciò che mangiate, e di ciò che  accumulate nelle vostre case. 

Invero in questo vi è un segno per voi, se avete fede. E vengo a confermare quella Toràh che è venuta prima di me, e a rendervi lecito parte di ciò che vi fu vietato. Vi porto un segno del vostro Signore: temete Allàh, dunque e obbeditemi. Invero Allàh è il mio Signore e il vostro Signore (Rabbì wa Rabbi-kum): AdorateLo, questa è una Via diritta (siràt al-mustaqìm)". E quando Gesù avvertì la loro miscredenza, disse: "Chi saranno i miei ausiliari (ansàr) verso Allàh?" Gli apostoli (hawwàriyyun)132 risposero: "Siamo noi gli ausiliari di Allàh. Abbiamo fede in Allàh: attesta dunque che siamo a Lui sottomessi (muslimùn-musulmani)!. Oh Signore, abbiamo fede in ciò che hai rivelato e abbiamo seguito l'Inviato: annoveraci tra coloro che rendono testimonianza (shàhidùn)." Essi [gli altri] tramarono insidie (makarù makran), ma anche Allàh tramò: ed Egli è il migliore di coloro che tessono insidie (khayru l-màkirìn). Quando Allàh disse: "Oh Gesù, Io ti accoglierò (mutawaffi-ka) e ti eleverò (ràfi'u-ka) a Me, e ti purificherò da coloro che negano (kuffàr): e farò si che coloro che ti seguono siano al di sopra dei negatori, sino al Giorno della Resurrezione. Quindi a me farete ritorno, ed Io giudicherò tra voi a proposito di ciò su cui vi dividete. Coloro che negano li tormenterò duramente nel basso mondo (dunyà) e nell'Altro mondo (akhira), e non avranno chi li aiuti. mentre a coloro che hanno fede e operano rettamente, Allàh darà intera la loro ricompensa: e Allàh non ama gli iniqui." Questi sono segni che ti recitiamo, ed è un 'ricordo sapiente' (dhikr hakìm). Invero l'esempio di Gesù presso Allàh è come l'esempio di Adamo: [Allàh] lo creò di terra (argilla), quindi gli disse "Sii!" e (egli) fu (kun fayakùn)

E Allàh dice ancora nel Corano:

«Quando gli Apostoli dissero: "O Gesù, figlio di Maria, è possibile che il tuo Signore voglia far scendere su di noi dal cielo una tavola imbandita?" Egli disse: "Temete Allàh se siete credenti." Dissero: "Vogliamo mangiare da essa. Cosi i nostri cuori saranno rassicurati, sapremo che tu hai detto la verità e ne saremo testimoni". Gesù, figlio di Maria disse: "Oh nostro Signore (Allahumma): fai discendere su di noi dal cielo una tavola imbandita (mà'ida), che sia per noi festa e sacra ricorrenza ('aid), per il primo di noi come per l'ultimo, e un segno da parte Tua. Provvedi a noi (ruzq-nà), Tu che sei il migliore dei sostentatori (Ar-Ràziqìn)." Allàh disse: "La farò scendere su di voi e chiunque di voi, dopo di ciò, sarà miscredente, lo castigherò con un tormento che non infliggerò a nessun altra creatura!».

Gesù stesso sconfessa gli eretici e riconosce la sua 'servitù pura' ('ubùdyya) ad Allàh.

Allàh dice nel Corano: «"Quando Allàh disse: "Gesù, figlio di Maria, hai forse detto alla gente "Prendete me e mia madre come due divinità, invece di Allàh?" Rispose [Gesù]: "Sia gloria a Te: perché avrei dovuto dire ciò che non ho il diritto di dire? E se lo avessi detto, Tu ben lo sapresti: Tu infatti conosci ciò che ho nell'animo, ma io non conosco ciò che vi è nel Tuo animo, perché sei Tu Colui che conosce l'invisibile. Non ho fatto altro che dire ciò che mi hai ordinato di dire, e cioè: "Adorate Allàh, mio Signore e vostro Signore". E sono stato testimone su di loro fino a quando sono stato in mezzo a loro: e quando mi hai accolto presso di Te, sei restato Tu a vigilare su di loro, e invero Tu sei Testimone su ogni cosa. Ora se li punisci, essi sono Tuoi servi; e se li perdoni, invero sei Tu il Potente, il Sapiente." Disse Allàh: "Questo è il Giorno in cui la verità gioverà ai veridici: avranno i Giardini alla cui ombra scorrono i fiumi, e vi rimarranno in eterno. Allàh sarà sempre soddisfatto di loro ed essi di Lui: ecco il Supremo Successo! (al-fawzu al-'azìm)". Appartiene ad Allàh Il Regno dei cieli e della terra e di tutto quel che è in essi. Egli è su tutte le cose Potente.»135

E Allàh dice ancora nel Corano: «Certo sono dei negatori (miscredenti) (kafara)136 quelli che dicono: "Allàh è il Messia (Al-Mashìh), figlio di Maria", mentre il Messia ha detto: "O Figli di Israele! adorate Allàh, mio Signore e vostro Signore" ('ubudù Allàh rabbiì wa rabbu-kum). Quanto a chi attribuisce associati (yushrik)137 ad Allàh, Allàh gli ha interdetto il Paradiso e il suo rifugio è il Fuoco (Inferno). Gli ingiusti non avranno nessun compagno che li possa venire in aiuto. Essi sono certamente negatori (kafara) coloro che dicono "Invero Allàh è il terzo di tre"  (inna Allàh thàlithu thalàthat). Mentre non vi è altro dio che un Dio Unico! (wa mà min ilàhin illà ilàhun wahidun). E se non mettono fine al loro dire, un castigo crudele toccherà certamente a quelli tra essi che avranno negato (kafarùn). Non si convertiranno mai dunque ad Allàh chiedendo il Suo perdono? Allàh è Perdonatore (Ghafùr) e Clemente (Rahìm). Il Messia, figlio di Maria, altri non è che un Inviato (e già passarono gli Inviati prima di lui) e sua madre è veridica (siddìqa) nel confermare", ed entrambi mangiavano del cibo. Osserva come Noi esponiamo loro chiaramente i Nostri segni, e poi osserva a qual punto essi si lasciano allontanare (dal Vero)».

E ancora: «E Inviammo poi sulle loro orme (di Noè e Abramo) i Nostri Inviati, e ancora inviammo Gesù figlio di Maria, e demmo a lui il Vangelo (Injìl) e ponemmo nei cuori di coloro che lo seguirono mitezza e misericordia; quanto al Monachesimo (rahbâniyya), fu da loro istituito, (e non fummo Noi a prescriverlo) solo per desiderio del compiacimento di Allàh; ma non lo osservarono come andava osservato. E a quei fra di loro che hanno creduto demmo la loro mercede, ma molti fra loro sono grandi peccatori (fàsiqùn).»139

Gesù annuncia l'arrivo dell'ultimo Inviato di Allàh: Muhammad (sas).

Allàh dice nel Corano: «E quando Gesù figlio di Maria disse: "O Figli di Israele, io sono Inviato a voi da Allàh, a confermare quella Toràh (Pentateuco) che viene prima di me, e a darvi la buona novella di un Inviato che verrà  dopo di me, il cui nome è Ahmad"1 . Ma quando egli portò loro prove chiarissime, essi dissero: "Questa è magia evidente". E chi è più ingiusto di chi inventa menzogne contro Allàh, mentre è chiamato all'Islam (alla sottomissione ad Allàh)? Allàh non guida gli ingiusti. Vogliono spegnere la Luce di Allàh (Nùr Allàh) con le loro bocche ma Allàh porterà a perfezione la Sua Luce, anche a dispetto dei miscredenti (kàfirùn)».

DARS sulla FITRA (estratto)

«Eleva il tuo volto alla Religione, secondo la  Tradizione primordiale, pura e immutabile (ad-Din hanifà98): questa è la purissima natura originaria (fitra) che viene da Allàh, e secondo la quale Egli ha plasmato gli uomini; e non v'è mutamento nell'atto creatore di Allàh. E' la Religione Assiale, immutabile (Dìn al-qayym), ma la gran parte degli uomini non sa». (Corano Sura Rum 30:30)

Dio ha messo nell'uomo diversi istinti (ghariza), quali l'istinto del nutrirsi, del dormire, del difendersi da un  pericolo; Al-Fitra è l'istinto primordiale di rivolgersi a Dio che nasce dal cuore, è una disposizione innata e connaturata nell'uomo già dalla sua nascita e creata da Dio stesso affinché l'uomo Gli si rivolga 'naturalmente'

e accetti di sottomettersi a Lui, che è il suo Creatore, e 98 «Hanìf» questi alcuni significati in italiano: il saggio puro e unitario, il  monoteista per eccellenza, l'incline verso la Verità, colui che segue la Religione pura e immutabile (Hanifiyya). Il Profeta Abramo era hanìf:  «Chi [potrebbe scegliere] Religione migliore di colui che sottomette a Allah il suo volto, opera il bene e segue sinceramente la religione di Abramo come un puro monoteista (hanif)? Allah prese Abramo per Amico (Khalil)». (Cor. 4:125)


accetti così la Religione originale e pura della "sottomissione a Dio" (islam in lingua araba). Tutti gli uomini hanno questa natura (al fitra), questo 'istinto naturale' interiore e profondo nel cuore.

Al-Fitra è perciò un nostro grande tesoro che Dio ci ha dato e che abbiamo dentro di noi, dobbiamo dunque scoprirlo e usarlo.


• HADITH su Al-Fitra del Profeta Muhammad (sallà Allàhu 'alayhi wa sallàm)

Quando si sottomette a Dio il bambino, e poi muore: si

pregherà su di lui? Gli si esporrà l'Islam?

Si tramanda da Ibn Shihâb: "Si deve fare la preghiera

su qualsiasi essere umano che sia stato partorito e che

poi sia morto, anche se nato nel peccato, in quanto egli

nasce secondo la purissima natura originaria dell'Islam

(fitratu l-islâm); questo se i suoi genitori affermano di

essere musulmani, o anche solo il padre, nel caso la

madre non sia musulmana. Si farà la preghiera su di

lui se perlomeno vagisce nel momento della nascita,

mentre se non vagisce non si pregherà su di lui, perché

è un feto abortito. Abû Hurayra, infatti, tramandava

queste parole del Profeta (su di lui la preghiera e la pace

divine): «Non v'è nessun essere umano che venga al

mondo che non nasca secondo la purissima natura

originaria (fitra); quindi i suoi genitori lo fanno

diventare ebreo, cristiano o zoroastriano. La bestia

99 Riportato da Al-Bukhari, Sahih, Libro 23, Capitolo 79, Hadith 1358.

Riportato anche altre 4 volte nel Sahîh (hd. 1359, 1385, 4775, 6599.

(Trad.ne italiana Idris Z.)

81

che viene partorita sana e integra, voi penserete forse

che è mutilata?» Quindi Abû Hurayra recitò: «È la

purissima natura originaria [al-fitra] che viene da Allah, e

secondo la quale Egli ha plasmato gli uomini» (Corano

Sura Rùm 30:30)."

*

• Alcuni appunti sul termine "fitra"100

"In arabo ci sono due termini differenti per il termine

italiano 'natura', che sono «tabì'a» e «fitra», laddove

tabì'a rappresenta, dalla radice t-b-', l'impronta fisica, il

'sigillo' fisico, secondo il quale le cose sono state create.

Mentre «fitra» indica l'aspetto divino e primordiale insito

nelle creature (che per quanto riguarda gli esseri umani

s'identifica all'islàm, parola che significa 'sottomissione'

a Dio). Nel Corano, il verbo tabi'a (dalla stessa radice di

tabì'a) ha un significato esclusivamente negativo, e

indica l'azione divina di 'marchiare' e chiudere

definitivamente il cuore (come anche gli altri organi alla

percezione spirituale) di chi non ha fede, come nel

versetto 108 dell'Ape (XVI) in cui è detto, in riferimento

a quanti rinnegano la fede: «Questi sono coloro ai quali

Dio ha chiuso (tabi'a) il cuore, l'udito e la vista».

Viceversa il termine «fitra» è inteso positivamente nel

Corano, come nel v.30 della Sura dei Romani (XXX):

«Eleva il tuo volto alla Religione, secondo la Tradizione

primordiale (hanif): questa è la natura originaria (fitra)

secondo la quale Dio ha creato gli uomini, e non vi è

100 Fonte: https://www.edizioniorientamento.it

82

mutamento nell'atto creatore di Dio». In un certo senso,

si potrebbe dire che tabì'a e fitra corrispondono ai due

punti di vista secondo i quali si può considerare la

'nascita' creaturiale degli esseri, e cioè quello che li

vede come contingenza e come oggetto passivo

dell'azione esistenziale, e quello invece che li vede come

luoghi di manifestazione del Principio supremo

[Allàh]". (fine citazione Edizioni Orientamento).

TUTTO SULLA «ZAKAT AL-FITR»

(l'elemosina purificatrice in occasione della Festa della fine del Mese di Ramadan)

• Chi sono i responsabili che devono dare questa Zakàt?

• Perché dare questa Zakàt?

• Quando darla e dove?

• A chi darla?

• A quanto ammonta?

• E' possibile darla in soldi?

• Alcune raccomandazioni prima di andare alla Preghiera Sunnah della Festa

• Chi sono i responsabili che devono dare questa Zakàt?

Alla fine del mese di Ramadan, il musulmano deve versare la Zakat al Fitr.

Ibn 'Umar (che Allàh sia soddisfatto di lui) riporta che: l'Inviato di Allah (su di lui le preghiere e la pace divine) ha reso obbligatoria (sunna wajib) l'imposta legale della rottura del digiuno (del mese di Ramadan)

«Zakat al Fitr» come segue: «Una misura di un «sà'» di datteri, o la misura di un «sa'» di orzo, per ogni musulmano, schiavo o libero, maschio o femmina, giovane o anziano; e ha ordinato di versarla prima che le persone vengano alla Preghiera della Festa».

Questa Zakàt al-Fitr, deve essere versata da ogni Tutore musulmano (padre di famiglia), per se stesso e per quelli (i musulmani), che sono a suo carico obbligatorio: i suoi due genitori poveri, i suoi figli maschi che non hanno soldi fino a che arrivino alla pubertà e possono guadagnarsi da vivere, le sue figlie povere fino a che non si sposano o sono richieste in matrimonio, la sua (sue) moglie anche se lei è ricca, e (le) mogli di suo padre povero.

Gli Esperti in diritto islamico/Giuristi (Fuqahà) Hanafiti e Malikiti dispensano il padre di famiglia a pagare la Zakàt al-Fitr per i suoi figli maschi maggiori (a meno che non siano invalidi), anche se non hanno una entrata economica indipendente, poiché lui non è più legalmente responsabile per loro.

Gli Shafiiti e gli Hanbaliti certificano che il padre di famiglia deve pagare la Zakàt al-Fitr per tutti i membri della famiglia, compresi coloro che sono di età maggiore, quando questi non hanno alcun reddito.

Il padre deve pagare la Zakàt al-Fitr per sua figlia, finché essa non è ancora sposata. Il marito deve pagare la Zakàt al-Fitr per sua moglie, anche se lei è ricca.

La donna ricca dà la Zakat al-Fitr ai suoi due genitori poveri, e suo marito darà la Zakàt al-Fitr per lei (a condizione che lei e i suoi genitori siano musulmani). Solo gli Hanafiti non richiedono al marito di pagare la Zakàt al-Fitr per sua moglie, perché [per loro] lei non fa parte delle spese obbligatorie dello sposo. Quando lui lo fa, è considerato [per loro] come un atto volontario. Essendo che questa Zakàt al-Fitr è data su 'ciò che rimane' del nutrimento (rizq) dell'individuo, e del nutrimento di coloro che sono legalmente a suo carico per il giorno della festa, ogni musulmano che ha i mezzi (economici) è tenuto a pagare la Zakat al-Fitr per sé stesso e per coloro che sono a suo carico come già precisato: maschi o femmine, bambini o adulti. 

Chi, nel tempo prescritto di dare questa Zakàt al-Fitr  non ha i soldi ma può averli dopo, può prendere in prestito i soldi da dare come Zakàt, a condizione che sia sicuro di poter restituire il denaro preso in prestito.

Perché dare questa Zakàt?

L'amato Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) ha istituito la Zakàt al-Fitr alfine di purificare il digiunatore dai suoi propositi vani e indecenti e come nutrimento per i poveri (musulmani).

Questa elemosina (Zakàt) serve cosi per: purificare il digiuno dei fedeli di tutto ciò che hanno fatto di piccoli errori nel corso di questo mese, per soddisfare i bisogni dei poveri in questo giorno di festa, e per diffondere la gioia intorno a noi.

Quando dare questa Zakàt?

L'Inviato di Allah (su di lui le preghiere e la pace divine) ha ordinato che questa elemosina sia versata prima che il credente si rechi alla Preghiera della Festa di 'Aid al-Fitr.   Secondo alcuni Giuristi (Fuqaha), questa Zakàt può essere versata prima della fine del mese di Ramadan.

Presso i Malikiti ci sono due versioni: una che dice che il versamento della Zakàt al-Fitr va fatto all'alba del primo giorno di Shawwal, e un altra che dice che questa Zakàt venga versata dal tramonto dell'ultimo giorno del mese di Ramadan.

Ibn 'Abbas ha riferito che il Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) ha detto: «Colui che dà la Zakàt (al-Fitr) 'prima' della preghiera della Festa ('Aid), sarà un Zakât al-Fitr approvata, e colui chi la dà 'dopo' la preghiera della Festa, questa sarà solo una sadaqàt (una elemosina supraerogatoria).

Colui che deve versare questa Zakat al-fitr e ritarda di versarla fino al tramonto del giorno della Festa (o più) avrà commesso un peccato. Avrà comunque però sempre il dovere da compiere di versare questa Zakàt.

Importante

Preferibilmente, nella nostra Scuola Malikita, la Zakàt al-Fitr è data il giorno della Festa della rottura del digiuno ('Aid-al-Fitr) - dopo l'alba e prima della preghiera della Festa - intorno a noi per propagare la gioia e la felicità di quel giorno e soddisfare ai bisogni dei musulmani poveri in questo giorno di festa. Può però anche essere data un giorno o due giorni prima della Festa della fine di Ramadan ('Aid) ma non di più.

Dove dare la Zakàt?

Questa Zakàt deve essere data nel luogo di residenza, (come regola generale non la si trasporta oltre la distanza di Qasr o più). Tuttavia, ci sono delle eccezioni quando si tratta di versare la Zakàt al-Fitr in un paese dove i musulmani hanno davvero più bisogno di aiuto, e sono in uno stato di bisogno maggiore degli altri, allora è possibile inviare questa Zakàt ai poveri.

Presso i Malikiti la persona che è assente, o il viaggiatore, possono chiedere a qualcun altro di versare questa Zakàt al suo posto e per suo conto. Nel Libro al-Mudawwana viene riportato: "Abbiamo chiesto all'Imam Malik: colui che è della Tunisia, ma che al momento della festa del Aid al-Fitr si trova in Egitto, dove deve versare la sua Zakàt al-Fitr? Egli ha risposto: là dove egli si trova. Ma se la sua famiglia versa per lui la Zakàt al-Fitr in Tunisia, ciò sarà sufficiente (è valido)".

A chi dare questa Zakàt?

Essa è data ai poveri o ai bisognosi (che non sono giuridicamente in carico a noi) e sono obbligatoriamente liberi musulmani e che non fanno parte della famiglia di Banù Hàshim.  Essa deve essere versata nel luogo di residenza,98 (ci sono delle eccezioni quando si tratta di versare la Zakàt al-Fitr in un paese dove i musulmani hanno davvero più bisogno di aiuto, e sono maggiormente in uno stato di bisogno che altri, allora è possibile inviare questa Zakàt a questi poveri).

Alcuni Sapienti come Ibn Taymiyya hanno detto: "Se i propri cari (poveri) che hanno diritto alla Zakàt al-Fitr vivono in un altro paese, in questo caso essa può essere inviata a loro. Attenzione: questi parenti poveri non devono però essere tra quelli giuridicamente a nostro carico. Esempio: i nostri figli (piccoli) e i nostri genitori sono giuridicamente a nostro carico, pertanto, non possono ricevere la Zakat al Fitr.

Il fatto di dare la Zakàt al-Fitr ai parenti poveri comporta doppia ricompensa: quella di rinnovare i legami di sangue e quella della elemosina. 

A quanto ammonta questa Zakàt?

Essa è data come cibo maggiormente usato nel Paese, e nella misura di un «Sa'» della merce maggioritaria del Paese (come citato nell'hadith all'inizio di quest' articolo). 

Un «Sa'» equivale a quattro «Mudd'», il «Mudd'» indica la quantità di cereali che è contenuta nelle due palmi delle mani unite (e in specifico delle mani del Profeta su di lui la grazia e la pace), e corrisponde a circa 650 grammi. C'è da considerare alcune divergenze tra i vari Sapienti attorno a questo valore, in particolare a causa della considerazione della natura e del tipo della merce data in Zakàt. Così il peso di un «Sa'» è stimato in circa 2 kg e 600 grammi, che può essere più o meno a seconda del tipo di cibo che prevale in questione (mais, grano, riso). Presso gli Hanafiti (e anche qualche Malikita come Al- Ash-Hab e Ibn al-Qasim) dicono che questa Zakàt può essere dato anche in denaro.

A titolo indicativo, per la Francia, la somma da pagare per Zakat al Fitr del digiuno dell'anno 2012 era di cinque Euro (€ 5,00) per persona. Esempio: per una  famiglia di 3 persone l'importo da versare dal padrone di casa per la Zakàt al-Fitr è di € 15,00

Possibilità di dare la Zakàt al-Fitr in soldi:

Su questo argomento esistono delle divergenze di interpretazione tra i Sapienti ('Ulamà), perciò bisogna essere flessibili e rispettosi di queste diverse interpretazioni tra i Sapienti.

L'Imam Abu Hanifa e i suoi compagni, l'imam Sufyan Ath-Thawri, cosi come il quinto Califfo Omar Ibn Abdelaziz (che Allàh sia soddisfatto di lui) hanno autorizzato a dare il valore [in denaro] della Zakàt (annuale) e della Zakàt al-Fitr.

E' anche l'opinione d'Ibn Al-Qâsim et Ash-Hab, due referenti della Scuola Malikita.

L'' Imam al-Nawawi ha detto a questo proposito: «E' l'opinione apparente dell'Imam Al-Bukhari nel suo Sahih».

I Sapienti (Ulamà) che sostengono questo punto di vista si basano su diverse prove e azioni dei Compagni del Profeta (Sahaba) e sul fatto che lo scopo della Zakàt al-Fitr è di permettere ai poveri di soddisfare alle loro necessità, e che ai nostri giorni ciò si realizza più facilmente con il denaro.

Alcuni addirittura sostengono il parere di dare la Zakàt al-Fitr sotto forma di cibo alle persone che vivono in campagna, e in valore monetario per le persone che vivono in città, perché ciò è più utile e più facile per i poveri che la ricevono.

Alcune raccomandazioni e convenienze spirituali

(adab) da conoscere, prima di recarsi alla Preghiera Sunna della Festa (la mattina di 'Aid Al-Fitr). Prima di recarsi alla preghiera di Sunna della Festa della rottura del Digiuno (Salàt 'Aid al-Fitr), si raccomanda di: * Fare un "lavaggio completo" (Ghusl), che è un 'atto raccomandato' (mandùb). * E' raccomandato (mandùb) mettere dei vestiti nuovi, profumarsi (tranne che per le donne quando escono), tagliarsi le unghie… * E' raccomandato (mandùb) per l'Aid al-Fitr mangiare (uno o più datteri) "prima" di partire per la preghiera della Festa fatta in comunità. Mentre per la Festa del sacrificio ('Aid al-Ahdà) è raccomandato (mandùb) mangiare "dopo" la preghiera della Festa. * E' raccomandato (mandùb) invocare Allàh abbondantemente con la formula: «Allahu Akbar» (Iddio è Grande) fino alla preghiera, o all'arrivo dell'Imam. Molti fedeli usano anche le formule: «Allahu Akbar, Allahu Akbar, Allahu Akbar, wa subhàna Allahi, wa alhamdu li-Llàhi, wa là hawla wa là quwwata illà bi-Llàh, là ilàha illà Allàh» 

(Allàh è Grande, Allàh è Grande, Allàh è Grande, sia Gloria ad Allàh, e la lode spetta ad Allàh, non c'è forza e non c'è potenza se non in Allàh, non c'è divinità all'infuori di Allàh).

* E' raccomandato (mandùb) al ritorno dalla preghiera prendere una strada diversa da quella presa per l'andata. E' raccomandato (mandùb) sorridere e mostrare la  gioia a tutti i credenti che incontriamo. E 'importante diffondere e mostrare felicità e gioia in questa occasione di Festa, e anche visitare parenti e amici.


Lodato sia Allàh per le sue innumerevoli benedizioni e benefici. Possa Allàh accettare da tutti noi, le nostre buone opere e perdonarci quelle cattive. Possa Allàh unirci attorno a «Là ilàha illà Allàh» e riconciliarci nei nostri cuori.

Amìn, Amìn, Amìn

E Allàh è più Sapiente - (Wa Allàhu 'Alìm)

E la lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi

(Al-hamdu li-Llàh rabbi l-'alamìn)


tratto dalle lezioni spirituali (mudakhara) raccolta nr 3 (2015) pag 79

ndr: 2025: Zakat al Fitr del digiuno di sette Euro (€ 7,00) per persona

ISRÂ' wa AL MI'RÂJ

il Viaggio notturno e l'Ascensione al Cielo del Profeta Muhammad

(sallà Allàhu ìalayhi wa sallàm)

a cura di Umar A.Frigo

Bismillàhi r-Rahmàni r-Rahìm - wa Salàtu wa Salàmu 'alà sayydinà Muhammad

La notte del 27 del mese di Rajab, si celebra nell'Islam la ricorrenza del Viaggio

notturno (Isrâ') e dell'Ascensione (al Mi'raj) del Profeta Muhammad (sallà Allahu

'alayhi wa sallàmI) alla Presenza Divina.

Il Viaggio notturno (al-Isrâ') e l'Ascensione (al-Mi'râj) sono due tra gli avvenimenti più

importanti nella storia sacra della Tradizione islamica meccana e segnano una tappa

fondamentale per la sua spiritualità ritracciando a ritroso, nella sua simbologia, il

percorso che l'essere manifestato deve percorrere per reintegrarsi nel suo principio non

manifestato.

Questi momenti eccezionali hanno avuto luogo, secondo i racconti tradizionali, la

notte del 27 del mese di Rajab, in uno degli anni che hanno preceduto l'Emigrazione

(Hijra) del Profeta da Mecca a Medina. La storia del viaggio notturno e dell'ascensione è

esposta nella parola di Allàh Altissimo nel Corano:

"Gloria a Colui che fece viaggiare di notte il Suo servo ('abd) dalla Moschea (luogo di

prosternazione) sacra [Mecca], alla Moschea più remota [Gerusalemme] attorno alla

quale abbiamo fatto si che vi fosse benedizione, cosi da fargli vedere dei Nostri segni,

invero Egli è l'Udiente, il Veggente". (Cor. Al-Isrâ' 17:1)

Come aiuto per onorare bene questa importante ricorrenza, riportiamo un riassunto

del racconto di questo «eccellente episodio» della vita dell'Inviato di Allàh (sallà Allàhu

'alayhi wa sallàm), tratto dalla vita del Profeta (Sìra) nel Libro «Il Profeta Muhammad» di

Martin Lings (versione italiana) Ed. SITI, Cap. 32 - La Luce del Tuo volto:

- Inizio citazione testo del Libro "Il Profeta Muhammad" -

In questa notte [27 di Rajab] mentre il Profeta Muhammad (benedizioni e pace su di

lui) stava dormendo in Moschea, l'Arcangelo Gabriele (Jibril) lo svegliò e il Profeta

(benedizioni e pace su di lui) trovò fuori dalla Moschea un animale bianco (tra il mulo e

l'asino) alato dal nome di Buràq con il quale venne trasportato, con a fianco Gabriele,

dalla Mecca a Gerusalemme, qui trovò sul luogo del Tempio un gruppo di Profeti:

Abramo, Mosè, Gesù ed altri (pace su tutti loro) - e quando lui si mise a pregare, essi si

radurano in preghiera dietro di lui.

Poi li furono posti davanti due recipienti, uno conteneva vino e l'altro latte, egli prese il

recipiente del latte e bevve, tralasciando il recipiente del vino. Gabriele gli disse: "sei

stato guidato sulla Via primordiale e tu vi hai guidato la tua gente, o Muhammad; ed il

vino è per voi proibito".

2

Quindi, come era accaduto ad altri prima di lui - Enoch, Elia, Gesù -, Muhammad (le

benedizioni e la Pace su di lui) fu rapito fuori da questo mondo verso il Cielo.

Sulla roccia al centro del luogo del Tempio egli montò Buràq che mosse le al con un

moto ascensionale. Guidati dall'Arcangelo Gabriele, che ora rivelava la sua qualità di

essere celeste, essi passarono aldilà del dominio dello spazio e del tempo terreni e delle

forme corporee, e mentre attraversavano i sette cieli, egli incontrò nuovamente i Profeti

con i quali aveva pregato a Gerusalemme.

Tutto quello che vedeva ora, lo vedeva con l'occhio dello Spirito e, riferendosi alla sua

stessa natura spirituale e alla sua anteriorità in rapporto all'inizio della vita terrena, ebbe

a dire: «Ero Profeta quando Adamo si trovava ancora tra l'acqua e l'argilla».

Il culmine dell'ascensione fu il Loto del Limite (Sidrat al-muntahà) cosi viene chiamato

nel Corano e, in uno dei più antichi commentari basato sui detti del Profeta, viene detto:

«Il Loto ha le radici nel Trono divino, e segna la fine della conoscenza di ogni conoscitore,

che sia un Arcangelo o un Profeta - Inviato. Tutto ciò che stà oltre è un mistero nascosto,

sconosciuto a tutti, salvo a Dio». Poi secondo le parole della Rivelazione:

«Laddove copre il Loto ciò che lo copre, [il Profeta] non distrasse lo sguardo, né passò

oltre: e certo vide, dei segni del Suo Signore, il più grande» (Corano 53,16-18).

Secondo il commentario (tafsir) di questi versetti coranici, la Luce divina discese sul

Loto e lo ricoprì con tutto quello che vi stava attoro, e l'occhio del Profeta (benedizoni e

pace su lui) la osservò senza vacillare o ritrarsi. Tale fu la risposta, o una delle risposte,

alla supplica implicita contenuta nelle sue parole: «Mi rifugio nella Luce de Tuo Volto».

E' in questa particolare occasione, presso il Loto, che il Profeta Muhammad

(benedizioni e pace su di lui) ricevette [direttamente da Allàh] per la sua gente, i

musulmani, il comando di fare le 5 preghiere giornaliere (Salàt). Inizialmente le preghiere

richieste da fare erano 50 ma con il consiglio di Mosè, il Profeta (benedizioni e pace su di

lui) ritornò più volte a Dio e chiese di ridurle fino al numero di 5 preghiere. Quando Mosè

gli disse di ritornare ancora a Dio per chiedere di ridurle ulteriormente il Profeta

(benedizioni e pace su di lui) gli rispose: «Sono tornato dal mio Signore talmente tante

volte e Gli ho tanto chiesto che me ne vergogno. Non tornerò più indietro.» E' per questa

ragione che colui che compie le 5 cinque preghiere, con fede e fidando nella

munificienza di Allàh, avrà una ricompensa equivalente a 50 cinquanta preghiere.

Ed è in questa stessa occasione inoltre che fu rivelato al Profeta (benedizioni e pace

su di lui) il versetto che racchiude il Credo dell'Islam:

«Il Messaggero crede, e cosi i fedeli, in ciò che gli è stato rivelato dal Suo Signore.

Entrambi credono in Dio, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri: non

abbiamo fatto alcuna distinzione fra i Suoi Messaggeri. Ed essi dicono: noi crediamo e

obbediamo; donaci Tu, o nostro Signore, il Tuo perdono; in Te è il ritorno finale».

(Corano Baqara 2:285).

3

Il Profeta e l'Arcangelo Gabriele, discesero poi sulla roccia a Gerusalemme, e fecero

ritorno alla Mecca nello stesso modo in cui erano venuti, sorpassando molte carovane

dirette a sud (verso Mecca). Era ancora notte quando raggiunsero la Ka'ba

Il Profeta andò alla Moschea e raccontò a quelli che vi trovò del suo viaggio a

Gerusalemme. I suoi nemici ne esultarono, perché avvertirono di avere ora un motivo

irrefutabile per schernirlo. Ogni bambino qurayshita sapeva che una carovsana impiega

un mese per andare dalla Mecca in Siria e un altro mese per ritornare. Adesso

Muhammad pretendeva di esserci andato e tornato in una sola notte.

Un gruppo di uomini andò da Abù Bakr e disse: "Cosa pensi ora del tuo amico? Ci ha

detto che la scorsa notte è andato a Gerusalemme, vi ha pregato ed è tornato alla

Mecca." Abù Bakr li accusò di mentire, ma gli assicurarono che Muhammad era alla

Moschea in quel momentoe che parlava del suo viaggio, Allora Abù Bakr rispose: «Se cosi

dice, allora è vero. Che c'è del resto di strano? Mi ha detto che le notizie [la Rivelazione

corania] gli vengono dal Cielo alla terra, in un ora del giorno o della notte, e io so che lui

dice il vero. E questo è ben al di là dei vostri cavilli». Quindi andò alla Moschea a ripetere

la sua affermazione: «Se cosi dice, non può essere che vero». E fu in questa occasione che

il Profeta gli diede il nome di as-Siddiq che significa "colui che testimonia con forza la

verità", oppure anche " il grande confermatore della verità".

D'altra parte alcuni di coloro che avevano trovaro incredibile la storia, cominciarono

ad avere dei dubbi, perché il Profeta descriveva le carovane che aveva sorpassato sulla

via del ritorno e diceva dove si trovavano e quando si poteva prevedere il loro ritorno alla

Mecca, ed ognuna arrivava come predetto, e i dettagli erano come egli li aveva descritti.

Alla Moschea parlò, comunque, solo del viaggio a Gerusalemme, ma quando fu solo

con Abu Bakr ed altri Compagni, narrò loro della sua ascesa attraverso i sette Cieli,

riferendo solo una parte di quanto aveva visto, per poter dire tutto il resto negli anni

futuri, spesso come risposta a precise domande.

- Fine citazione testo del Libro "Il Profeta Muhammad" -

Abdallàh riporta che la notte in cui il Profeta Muhammad (benedizioni e pace su di lui)

aveva fatto il viaggio notturno (isrà') e l'ascensione al Cielo (al-miràj), gli è stato dato da

Allàh, tra gli altri favori (fadl) ricevuti, questi 3 tre favori:

1) Le cinque preghiere quotidiane,

2) Gli ultimi due versetti della Sura Al Baqara 2:285-286,

3) Un perdono a tutti quelli, tra la sua Comunità Umma che non associano nessuno ad

Allàh. (cfr Commentario Tafsir di Ibn Kathir vol I pag.420).

Shaykh sidi Mustafà Bassir (che Allàh sia soddisfatto di lui), in risposta alla mia

domanda: «Qual è lo stato spirituale più elevato?», come risposta mi ha fatto notare che

in questo particolare momento del viaggio celeste e di «massima vicinanza» del Profeta

con Allàh, Allàh chiama il Suo Profeta Muhammad (le benedizioni e la pace su di lui) con

il nome di «servo» 'abd [Gloria ad Allâh che ha fatto viaggiare di notte il Suo servo ('abd)].

Nel Corano, Allàh usa anche altri nomi per il Profeta, ma però in questo momento di

«massima vicinanza» a Lui, usa il nome di 'abd «servo», come a farci capire che «lo stato di

servitù» ('ubùdiyya) e quello che, più di ogni altro stato, ci «avvicina» ad Allàh l'Altissimo.

Allàhumma Ti chiediamo di metterci nelle tracce lasciate dal Tuo Inviato sayyidinà

Muhammad (benedizioni e pace su di lui) l'Uomo più perfetto (Insàn al-Kamil) e il nostro

migliore esempio da seguire che Tu ci hai dato. Allahumma aiuta anche noi, a diventare

Tuoi sinceri servi ('abd) e a fare il viaggio celeste di ritorno verso di Te, nostra Origine e

nostro fine, - Amin!

(Documento a cura di Umar A.Frigo - (Vr) 21 Marzo 2020 - 26 Rajàb 1441 H.)

 Dars 01

«Al hamdu li-Lllàh 'alà ni'mata al-Islâm wa kifâ bihâ ni'mata»

«Lode ad Allàh per questo dono (favore divino) dell'Islâm e ci sia sufficiente questo dono» (hadith)

Nobili Fratelli e Sorelle in Allàh, assalamu 'alaykum wa rahmatu-Llahi wa barakatu-Hu.

Abbiamo selezionato come ogni Mese una raccolta di detti (ahàdith) del nostro amato Profeta (sallà Allahu 'alayhi wa sallàm) e di Articoli preziosi come insegnamento spirituale, alimento per i cuori, e aiuto per il nostro cammino (suluk) sulla Via Spirituale (Tariqa) che porta ad Allàh. Lui è la nostra Origine e Lui è il nostro fine, Gloria a Lui l'Altissimo e la lode spetta ad Allàh.

  • DETTI (Ahàdith) DEL PROFETA MUAHAMMAD (sas)

sul buon comportamento e sul dhikr Allàh

L'Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto: «La migliore persona presso Allàh è colui che è più utile (agli altri), ed il migliore degli atti per Allàh è il fatto di rendere felice un musulmano o di alleggerirlo di una pena o di pagare il suo debito o di nutrire la sua fame. Il fatto di camminare assieme al mio fratello musulmano per risolvere un suo affare è migliore per me di un ritiro di un mese alla Moschea. A colui che risparmia (gli altri) della propria collera, Allàh nasconderà i suoi difetti, e colui che respinge (reprime) la sua collera invece di esercitarla, Allàh riempirà il suo cuore di soddisfazione nel giorno della risurrezione, e colui che parte con suo fratello per realizzare il suo affare (bisogno) fino al punto di risolverlo per lui, Allàh farà attecchire (mettere radici) i suoi piedi il giorno [del Giudizio] in cui i piedi


scivoleranno. Il cattivo carattere corrompe l'atto come l'aceto corrompe il miele.»7

L'Imâm Malik riporta che Gesù figlio di Maria (sia la pace su loro due) diceva: «Non parlate per troppo tempo senza mai menzionare (dhikr) il nome di Dio, perché i vostri cuori s'induriscono (per l'assenza del dhikr). Il cuore duro è lontano da Dio e tuttavia voi non sapete. Non giudicate i peccati (dhunub) degli uomini come (se voi foste nel rango) dei Signori (Rabb) che possono giudicare, ma giudicate piuttosto i vostri peccati in quanto il vostro rango è quello di servitori di Dio ('abd Allàh). Tra gli uomini ci sono i castigati (i provati) e i salvati. Così abbiate misericordia a riguardo dei castigati, e lodate Dio per la salvezza (di non essere tra i castigati).»8

Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha detto

«Volete che vi dica quali sono le migliori delle vostre azioni, le più pure presso il vostro Signore, quelle che più vi elevino di grado e migliori per voi, che dispensare oro e denaro in elemosina, migliori per voi che scontrarvi con i vostri nemici in una battaglia per ucciderli o affinché vi uccidano?" Risposero "Sì certo". Disse allora: "Ebbene è l'invocazione di Dio l'Altissimo (dhikr Allàh)". Un uomo chiese "L'invocazione di Allàh (dhikr) è essa migliore che la guerra santa (jihàd)?" Il Profeta (pace e benedizioni su lui) allora rispose "anche se il combattente (mujàhid) colpisse (il nemico) con la sua spada finché essa si spezza e si riempisse di sangue, l'invocatore (chi fa il



dhikr Allàh) resterà sempre migliore di lui"»9 Muâz Ibn Jabal a seguito di questo Hadîth ha detto: «Non c'è cosa migliore che allontani dal castigo di Dio tanto quanto l'invocazione di Allàh (dhikr Allàh).» Questo basso mondo (dunyà) così come tutto ciò che esso contiene è maledetto, salvo l'invocazione (dhikr di Allàh), ciò che gli si annette, e la scienza utile (per colui che l'apprende e colui che l'insegna). Così ci informa il nostro benamato Profeta.

Si tramanda da Abù Musà che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Chi pratica il Ricordo (dhikr) di Allàh e chi non lo pratica, sono simili rispettivamente, al vivo e al morto».10

Ibn 'Abbâs e suo padre (che Allàh sia soddisfatto di loro due) riporta che qualcuno chiese all'Inviato: «O Inviato di Allàh (pace e benedizioni su lui) qual è la migliore persona presso la quale sedersi (in sua compagnia)?". Rispose: "Colui di cui la vista vi ricordi Allàh, di cui le parole accrescano la vostra scienza e di cui gli atti vi ricordino l'aldilà.»11

Abû Mûsâ (che Allàh sia soddisfatto di lui), ha riportato che il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ha detto: «Il compagno virtuoso e il compagno malefico sono, rispettivamente, comparabili al venditore del muschio e al fabbro. Il venditore del muschio te ne dà, o te ne vende o ancora emana dalla sua persona un odore gradevole,



mentre il fabbro rischia di bruciare i tuoi abiti o in ogni caso esso sparge un odore nauseabondo.»12

Articolo selezionato 13

  • L'INVOCAZIONE E IL RICORDO DI ALLÀH (Dhikr) E I SUOI INNUMEREVOLI BENEFICI (fadl)

Introduzione

Il vero problema dell'umanità dei nostri giorni è il vuoto spirituale che c'è nei cuori e che porta come conseguenza angoscia, suicidio, violenza e crimini. Molte persone cercano i difetti negli altri e dimenticano i propri difetti, molti passano accanto ai veri problemi e alle priorità della vita senza però affrontarli.

Il credente che occupa il suo tempo con il Ricordo di Allàh (dhikr) che, come andremo a spiegare di seguito comprende la lettura del Corano, la preghiera sul Profeta (Salàt an-Nabì) il Tasbîh (la recitazione della formula 'subhàna Allàh' Gloria ad Allàh), il Tahlîl (la recitazione della formula 'là ilàha illà Allàh' non c'è divinità se non Allàh), l'Istighfâr (la richiesta di perdono ad Allàh) ed altro ancora, non potrà che essere felice, avere sagge decisioni ed essere sostenuto e benedetto da Allàh in tutti i suoi sforzi.



Il nostro amato Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto che Allàh (Gloria a Lui) ha detto: «Sono Allàh, nessuna divinità all'infuori di Me, il Re dei re. I cuori dei re sono tra le Mie mani: se i Miei servitori mi ubbidiscono trasformo i cuori dei loro re in affetto e misericordia per essi, ma se essi Mi disubbidiscono, trasformo i cuori dei loro re in collera e disprezzo contro di essi ed i re infliggeranno così a loro il peggiore castigo. Non tenetevi occupati nel pregare contro i vostri re, ma tenetevi occupati nell'invocazione e nell'implorazione (di Me) ed Io vi basto (e vi preservo) dai vostri re.»14

Riferimenti Tradizionali sul 'dhikr'

Il Dhikr (ricordo di Allàh) è stato citato 83 volte nel Corano ed esso comprende la lettura regolare del Corano, la preghiera sul Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed il tasbîh (l'invocazione con le differenti formule tradizionali)15.

Per ciò che concerne l'invocazione ad Allàh con le differenti formule tradizionali di cui la più importante è "Lâ ilâha illà Allàh" (non c'è divinità all'infuori di Allàh) si possono citare i seguenti versetti del Corano che incitano il credente a invocare abbondantemente Allàh.



«Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Allàh. In verità i cuori si rasserenano (tranquillizzano) al Ricordo di Allàh.»16

«Oh, voi che credete! Invocate Allàh di un modo abbondante.»17

«La preghiera (salàt) allontana l'uomo dalla turpitudine e dalle azioni biasimevoli, ma l'invocazione del nome di Dio (dhikr) è ciò che c'è di più grande (kabir).»18

Riporta Abû Mûsâ Al-Ash'arî (che Allàh sia soddisfatto di lui) che il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su lui) ha detto: «La casa nella quale s'invoca Allàh, e la casa dove non s'invoca Allàh, sono comparabili al vivente e al morto.»19

Un altro detto del Profeta (hadîth) mostra l'importanza e il valore inestimabile che Allàh accorda al Suo servitore che Lo invoca. E' un hadîth riportato da Abû Hurayra che riporta che il Profeta (pace e benedizioni su lui) ha detto:

«Allàh Gloria a Lui dice: Sono come il Mio servitore Mi stima, e sono con lui se Mi invoca. Se Mi invoca in sé stesso, l'invoco in Me stesso e se Mi invoca in un'assemblea, lo invoco in un'assemblea molto migliore ancora.»20



Abû Hurayra ed Abû Sa'îd Al-khudarî (che Allàh sia soddisfatto di loro due) riportano che il Messaggero di Allàh (pace e benedizioni su lui) ha detto: «Non ci sono delle persone che si riuniscono per invocare Allàh, glorificato ed onorato, senza che gli angeli non li coprano (con le loro ali), la misericordia non li avvolga, la pace divina (sakina) non scenda su di essi e Allàh non li menzioni tra quelli che si trovano vicino a Lui.»21

Il dhikr Allàh rende gli atti di adorazione (ibàdàt) meno pesanti e permette di essere più presenti con Allàh durante questi atti.

'Abdullah Ibn Busr (che Allàh sia soddisfatto di lui) riporta che un uomo disse: «Oh Messaggero di Allàh! trovo che le regole divine siano troppo numerose, indicamene una alla quale io mi attacchi di più». Il Profeta (pace e benedizioni su lui) gli rispose: «E' questa: che la tua lingua non smetta di menzionare Allàh.»22

Abd-Allàh Ibn-'Abbâs (che Allàh sia soddisfatto di lui) soprannominato "l'interprete del Corano" ha detto: "Ogni volta che Allàh impone al Suo servitore un obbligo, ha dato a quest'obbligo un limite definito e ha scusato le persone che non hanno compiuto questo obbligo nei casi di difficoltà o di inattitudine, salvo per il Dhikr (il ricordo di Allàh), per il quale Allàh non ha imposto nessun limite e per il quale non ha scusato nessuno se



non lo compie, salvo che manchi delle proprie facoltà intellettuali che gli permettano di essere responsabile e cosciente dei suoi atti.

Allàh ha ordinato la Sua invocazione e il Suo ricordo (dhikr) in tutte le situazioni:

«Per coloro che hanno intelletto, e che in piedi, seduti o coricati su un fianco, ricordano (dhikr) Allàh»23.

E ancora:

«Oh voi che credete! Invocate Allàh di un modo abbondante»24

vale a dire, notte e giorno in terra e in mare, in viaggio o nella propria abitazione, nella ricchezza e nella povertà, quando si è in buona salute o quando si è malati, segretamente o pubblicamente, e in tutte le situazioni.

La pratica del dhikr è all'origine di tutte le stazioni spirituali (maqam), da quella del risveglio (spirituale) fino a quella della realizzazione dell'Unicità di Allàh (maqam al-wahdàniyya). E' per i frutti del dhikr che i novizi, gli aspiranti ad Allàh (murìd), ottengono le loro conoscenze e i loro stati spirituali. Non c'è altra via per giungere a ciò senza il ricorso all'albero portatore del dhikr. Ogni volta che quest'albero cresce, le sue radici affondano profondamente e, per lo stesso motivo, i suoi frutti ed i suoi vantaggi si amplificano. Vale a dire che se l'Uomo non si risveglia della sua dimenticanza (ghafla)25



[di Allàh], non gli sarà possibile attraversare le tappe del suo cammino (suluk) che lo condurrà alla conoscenza di Allàh (ma'rifa) ed alla Sua adorazione per la quale è stato creato, come ci ricorda Allàh nel Corano:

«E non ho creato i jinn e gli uomini se non affinché Mi adorino (Wa mâ khalaqtu al-jinna wa al-insa illâ li ya'budûn).»26

L'articolo prosegue nella descrizione dei vantaggi del

dhikr Allàh con riferimento a:

  • Ciò che ha detto ibn Qayyim al Jawziya "sui Vantaggi del Dhikr Allàh".
  • Ciò che ha detto Al Shaykh Abd al Qadir 'Isa nel suo libro "Haqaiiq 'ani at Tasawuf" al capitolo sui benefici del Dhikr.
  • Ciò che ha detto Ibn al-Qayyim al-Jawziyya nel suo libro "Al- wâbil assayib minal kalâm at-tayyib" a proposito dei vantaggi del Dhikr.

Nell'invocazione e Ricordo (dhikr) di Allàh, ci sono più di cento (100) benefici e favori divini (fadl)

  • Il dhikr scaccia Satana, lo reprime e lo fiacca.
  • Il dhikr richiama il gradimento di Allàh.
  • Il dhikr elimina le preoccupazioni e le angosce del cuore.
  • Il dhikr porta la gioia e l'esultanza al cuore.
  • Il dhikr illumina il viso ed il cuore.
  • Il dhikr fortifica il cuore ed il corpo.
  • Il dhikr attira il sostentamento per vivere (rizq).



  • Il dhikr riveste l'invocatore (dhakir) di rispetto, di dolcezza e di aspetto gradevole.
  • Il dhikr fa acquisire l'amore (mahabba) che è lo spirito (ruh) dell'Islam, il motore della Religione e l'asse della felicità e della salvezza. Allàh ha decretato una causa per ogni cosa e quella dell'amore (di Allàh) è inscritta nella continuità della pratica del dhikr. Chi vuole guadagnare l'amore di Allàh deve menzionarLo spesso. Questo è il motivo per il quale il dhikr è la porta dell'amore, il suo più grande simbolo e la sua via più diritta.
  • Il dhikr fa acquistare all'invocatore la vigilanza su se stessi (muràqaba)27 e aiuta ad introdursi alla porta che conduce al grado spirituale dell'ihsàn (la perfezione nell'adorazione), cosicché l'invocatore adorerà Allàh come se Lo vedesse28. Non c'è dunque nulla di migliore contro la dimenticanza (ghafla) verso Allàh e nessun'altra uscita verso il grado dell'ihsàn che quella del dhikr, come allo stesso modo chi è seduto, non potrà mai raggiungere la sua casa se non alzandosi e camminando (verso essa).
  • Il dhikr fa ottenere la qualità "della remissione fiduciosa ad Allàh" (tawakkul)29 in tutti i suoi affari, vale a dire il ritorno ad Allàh. Colui che si volge spesso verso Allàh per mezzo del dhikr, vedrà il suo cuore volgersi verso Allàh in ogni circostanza. Allàh diventa così il suo



rifugio e asilo, il suo Protettore contro le calamità e le disgrazie della vita.

  • Chi fa il dhikr erediterà un posto ravvicinato presso Allàh. Così in funzione dell'ampiezza del suo dhikr si troverà la sua posizione rispetto ad Allàh. Vale a dire che più il suo dhikr sarà abbondante, più si troverà nella prossimità di Allàh e più invece la sua dimenticanza (verso Allàh) aumenta, più il suo allontanamento (da Allàh) si accentua.
  • Il dhikr gli apre una delle più grandi porte della conoscenza (ma'rifa), cioè la conoscenza di chi fa il dhikr crescerà mano a mano che le sue invocazioni e il suo ricordo (dhikr Allàh) si moltiplicheranno.
  • Il dhikr gli procura il rispetto misto a timore verso il suo Signore (Allàh) e verso la Sua magnificenza a causa dell'ascendente che il dhikr ha sul suo cuore e della sua presenza costante (hadra) con Allàh. È il contrario di chi invece è dimentico (del dhikr), il quale ha il cuore troppo spesso velato del rispetto misto al timore per il suo Signore (Allàh).
  • Il dhikr procura il ricordo che Allàh avrà di chi Lo ricorda, come indicato nel Corano: «Ricordatevi (invocatemi) di Me e Io Mi ricorderò (invocherò) di voi»30. Se non ci fosse solo che questo come beneficio del dhikr, ciò basterebbe come merito e nobiltà. Il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace) ha riportato ciò che il suo Signore ha detto: «Colui che si ricorda di Me in sé stesso, Io mi ricorderò di lui in Me stesso. Colui che si ricorda di Me in



un'assemblea, Io mi ricorderò di lui in un'assemblea migliore.»31

  • Il dhikr riconforta la vita, pure del cuore. Ho sentito lo Shaykh Al-Ilâm Ibn Taymiyya dire: «Il dhikr è per il cuore ciò che l'acqua è per il pesce. Quale sarebbe lo stato del pesce se abbandonasse l'acqua
  • Il dhikr toglie la ruggine del cuore. Ogni cosa ha la sua ruggine e quella del cuore è la dimenticanza del ricordo (dhikr) di Allàh e le passioni precipitose. La 'pulitura del cuore' si fa con il dhikr, il pentimento (tawba) e la domanda del perdono ad Allàh.
  • Il dhikr cancella i peccati e li elimina completamente. Il dhikr fa parte del numero delle più grandi buone opere (hasanàt) e queste cacciano inevitabilmente le cattive azioni.
  • Il dhikr distrugge il distacco, la freddezza (al-wahsha) che separa l'adoratore dal suo Signore. Questo distacco è ciò che accade a chi è dimentico (del dhikr) verso Allàh: c'è tra lui e Allàh come un muro, un divisorio, che può essere abbattuto solamente con il dhikr.
  • Quando il servitore fa la conoscenza di Allàh attraverso il suo ricordo dhikr durante i giorni felici, lo conoscerà pure durante i giorni infelici o bui. In effetti, quando il servitore obbediente, che invoca Allàh, è colto dalle avversità e domanda ad Allàh di soddisfare uno dei suoi bisogni, gli angeli dicono: "Oh Signore! questa è una voce conosciuta che proviene da un servitore conosciuto." Invece, quando il negligente (del dhikr)



invoca Allàh e Gli chiede qualche cosa, gli angeli dicono: "Oh Signore! questa è una voce sconosciuta che proviene da un servitore sconosciuto."

  • Il dhikr salva dal castigo di Allàh, come l'ha riportato Mu'âz: «Non c'è migliore salvezza nei confronti del castigo di Allàh che il ricordo (dhikr) di Allàh»32. Il dhikr è la causa che fa scendere la 'pace divina' (sakìna), la manifestazione della misericordia divina (rahma) e attira gli angeli intorno agli invocatori, come ci ha informato l'Inviato di Dio (su di lui le benedizioni e la pace).
  • Il dhikr tiene occupata la lingua, per questo fatto evita così ad essa di dire calunnie e maldicenze, di dire menzogne e cose turpi e di parlare di cose vane. L'uomo è per sua natura portato a parlare, dunque se non occupa la sua lingua nell'invocazione di Allàh (dhikr) e nel ricordare le Sue prescrizioni che poi metterà in pratica, questa gli darà tutto lo spazio per cadere nel linguaggio proibito. Ora, non c'è via più salutare per sbarazzarsi di tutte le forme d'insania (della lingua) che il dhikr. Le testimonianze e le esperienze lo provano. Difatti, chi abitua la sua lingua ad invocare Allàh, questo lo protegge da ciò che è vano e dai propositi malsani. Per contro, colui di cui la lingua omette il dhikr, si lascia andare alla malvagità e all'immoralità. Non c'è forza e non c'è potenza se non in Allàh.
  • Le Riunioni, o Assemblee del ricordo di Dio (Majàlis adh-dhikr Allàh), sono anche le Riunioni degli angeli. In quanto alle riunioni o assemblee delle parole oziose e



della dissipazione di spirito, esse rilevano del dominio dei demoni (shaytân). Che il servitore opti e scelga per ciò che gli è più utile. La sua scelta lo accompagnerà tutta la sua vita (in questo mondo) e andrà con lui nella vita ultima (akhira).

  • L'invocatore (dhakir) proverà felicità col suo dhikr. La stessa sensazione sarà provata da chi prenderà posto al suo fianco ed è là dove risiede l'uomo benedetto, e dove lo si troverà. In quanto al dimentico dell'invocazione (dhikr), la sua assenza di spirito e le sue parole inutili lo renderanno disgraziato e colui che lo affiancherà soffrirà degli stessi effetti.
  • Il dhikr preserva l'invocatore dai dispiaceri del Giorno del Giudizio. E' per questo che la partecipazione ad ogni assemblea dove il Signore non è invocato e ricordato sarà sorgente di dispiacere e di desolazione nell'Ultimo Giorno del Giudizio.
  • Per le lacrime versate (durante il dhikr) al riparo da tutti gli sguardi, Allàh metterà il Suo servitore all'ombra del Suo Trono durante il grande caldo del Giorno della Risurrezione. (Hadîth)
  • Preoccuparsi di fare il dhikr procura all'invocatore (dhakir) un favore da parte di Allàh, migliore di quello che dà a chi fa a Lui delle richieste (dei richiedenti). Secondo Omar Ibn al-Khattâb, l'Inviato di Allàh (su di lui le benedizioni e la pace) ha detto: "Allàh dice: A colui che è occupato nella lettura del Corano e per il Mio ricordo (dhikr), Io gli dò di più di quello che dò a coloro che Mi chiedono (che fanno delle du'à)".
  • Il dhikr è la più facile delle pratiche di culto per Allàh ma allo stesso tempo è nel novero di quelle più magnifiche e delle più proficue. E' la più facile perché il movimento delle labbra è più agevole di quello delle membra del corpo. Se qualcuno si mettesse a muovere una delle sue membra del corpo (continuamente) come fa l'invocatore (dhakir) che giorno e notte muove la sua lingua nel dhikr, ciò lo esaurirebbe e lo stancherebbe, e sarebbe per lui impossibile continuare.
  • Il dhikr costituisce il vivaio del Paradiso. L'Inviato di Allàh (su di lui le benedizioni e la pace) ha detto: "Durante la mia ascensione notturna al Cielo (mi'ràj), ho incontrato Ibrâhîm al-Khalîl (Abramo) che mi ha detto: Oh Muhammad! Trasmetti il mio saluto alla tua Comunità. Fai sapere loro che la terra del Paradiso è pura (tayyiba), che la sua acqua è di un sapore gradevole, che è formata di terreni incassati e che le piante del suo vivaio sono: Gloria ad Allàh! (subhàna Allàh), Lode ad Allàh! (al- hamdu li-Llàh), non c'è divinità se non Allàh! (là ilàha illà Allàh) e Allàh è il più Grande (Allàhu Akbar)."33
  • I doni e i favori divini (fadail) di Allàh corrispondenti al dhikr non sono uguagliati da nessun'altra pratica di devozione. Bukhârî e Muslim hanno riportato questo hadîth di Abû Hurayra: «Colui che dice cento volte al giorno: "Non c'è divinità se non Allàh, Egli è l'Unico senza associati, a Lui appartengono il Regno e la lode, ed Egli è su ogni cosa Onnipotente" (Là ilàha illà Allàh, wahda-Hu là sharìka la-Hu, la-Hu l-mulku wa la-Hu l-hamdu, wa Huwa 'alà kulli shayin qadìr)" avrà una ricompensa



uguale all'affrancamento di dieci schiavi, gli saranno iscritte cento buone opere (hasànat) e cento cattive opere gli saranno cancellate. In questo giorno (nel quale ha fatto queste recitazioni) esso sarà preservato da Satana dalla mattina fino alla sera. Nessuno otterrà un tale favore, salvo l'uomo di cui l'opera sarà superiore alla sua».

L'Inviato di Allàh (su di lui le benedizioni e la pace) ha anche detto per lo stesso argomento: «Colui che dice cento volte al giorno «Gloria ad Allàh!» (subhàna Allàh) e «Lode ad Allàh!» (Al-hamdu li-Llàh)», vedrà i suoi peccati cancellati, anche se sono più numerosi dei granelli della sabbia del mare».

  • La continuità dell'invocazione (dhikr) del Signore, gloria a Lui l'Altissimo, protegge l'uomo contro l'oblio, essendo questa la causa delle pene patite dal servitore nella sua vita presente (dunyà) ed in quella futura (akhira). Dimenticare il Signore, Glorioso e Altissimo, trascina (l'uomo) anche nell'oblio di se stesso e dei propri interessi. Dice Allàh: «Non siate come coloro che hanno dimenticato Allàh e cui Allàh ha fatto dimenticare le loro proprie persone (se stessi): quelli sono i malvagi.»34
  • Il dhikr fa avanzare (verso Allàh) il servitore, che questi sia allungato nel suo letto, che badi alle sue occupazioni al mercato, che sia malato o in buona salute e che sia in un stato che lo avvolge nella felicità e nella dolcezza. Non c'è niente che possa produrre dei tali effetti in tutti i momenti e in tutte le circostanze eccetto il dhikr. Il dhikr fa avanzare il servitore (anche) mentre dorme nel suo letto, a tal punto che questo servitore



precede colui che è sveglio ma negligente (nel dhikr): il primo (il recitatore) si sveglia avendo preceduto il convoglio (cioè è nelle prime file) pure essendo coricato nel suo letto, mentre l'altro si trova la mattina in piedi e nelle ultime file del convoglio. Questi sono i favori di Allàh, Egli li concede a chi vuole.

E' stato riportato che uno degli adoratori di Allàh sia stato ospite a casa di un fratello musulmano. La notte, quest'adoratore si alzò per pregare mentre il padrone di casa rimase sdraiato nel suo letto. La mattina, l'adoratore disse al padrone di casa: "Il convoglio ti ha già preceduto". Egli ricevette questa risposta: "L'interesse non è di viaggiare tutta la notte e ritrovarsi la mattina col convoglio, ma è di passare tutta la notte nel proprio letto e di ritrovarsi la mattina alla testa del convoglio." C'è in quest'avvenimento del vero e del falso. Non è giusto dire che quello che rimane sdraiato a letto precede quello che si alza la notte per pregare, senza dare delle spiegazioni.

Certo, il primo (chi è rimasto sdraiato) ha legato il suo cuore al suo Signore e ha appeso il seme del suo cuore al Trono (Divino) e il suo cuore ha trascorso la notte a girare intorno al Trono assieme agli angeli. Si è ritirato da questo mondo (dunyà) e da ciò che contiene. Ciò che gli ha impedito di alzarsi la notte è stato, forse tra gli altri motivi, il dolore, il freddo o il timore di incontrare un nemico nell'oscurità. Tuttavia, solo Allàh conosce ciò che accade nel suo cuore. Il secondo, si era alzato la notte per pregare e recitare il Corano. È possibile però che il suo cuore rinchiudeva della doppiezza, non c'era in esso un'intenzione sincera (niyya ikhlàs), ma c'erano


l'orgoglio e la ricerca della considerazione delle persone (che lo vedevano alzarsi di notte a pregare) al posto di desiderare (unicamente) il Volto di Allàh. È anche possibile che il suo cuore errasse in un luogo e che il suo corpo si trovasse in un altro posto.

Non c'è perciò nessun dubbio che, viste le cose in questo modo, quello che era rimasto sdraiato a letto, al suo risveglio avrà preceduto di molte tappe quello che si era alzato per pregare (ma era distratto da Allàh).

  • Il dhikr è alla testa dei fondamenti della Religione. È la Via seguita dall'insieme dei Sufi. È il manifesto della Santità (Wilàya). Colui a cui Allàh apre la porta del dhikr, allo stesso modo gli ha aperto la Porta che conduce verso di Lui. L'invocatore è tenuto perciò a purificarsi, essere cioè in stato di wudù, prima di accedere presso il suo Signore dove troverà tutto ciò che vuole. Difatti, se trova Allàh, egli trova allo stesso tempo tutto ciò che desidera avere. Per contro, se il Creatore (Allàh) gli fa difetto, avrà perso tutto.
  • Il dhikr è un albero e i suoi frutti sono la conoscenza (ma'rifa) e gli stati spirituali (maqàm) che il novizio aspira a raggiungere. Non c'è un'altra via per cogliere questi frutti se non dall'albero del dhikr. Ogni volta che quest'albero ingrandisce, le sue radici affondano sempre più nel suolo ed i suoi frutti diventano sempre più numerosi. Il dhikr fa acquisire effettivamente tutte le stazioni spirituali (maqàm): dalla stazione del risveglio a quella della realizzazione dell'Unicità di Allàh (tawhîd) [vedere il libro di Ibn-Qayyim 'I sentieri degli itineranti']. Il dhikr è alla base di tutte le stazioni ed è il fondamento sul quale esse si edificano, nello stesso modo il cui il

muro si costruisce e si eleva sulle sue proprie fondamenta o in cui il soffitto si appoggi sui muri portanti (della casa). Vale a dire che, se l'uomo non si risveglia dalla sua dimenticanza (di Allàh), non gli sarà possibile attraversare le tappe del suo avanzamento che lo condurrà ad Allàh. Ed egli non può risvegliarsi dalla dimenticanza se non tramite il ricordo di Dio (dhikr Allàh), perché la dimenticanza (ghafla) è il sonno del cuore e può essere la sua morte.

  • L'invocatore (dhakir) è vicino all'Invocato (Allàh), e l'Invocato (Allàh) è vicino all'invocatore (dakhir)35. Questa presenza divina di Allàh (hadra) è del tutto particolare. Non è la stessa presenza che si ha per la Sua scienza, che è una presenza generale (con tutte le Sue creature). Questa presenza di Allàh con l'invocatore, è una presenza che accompagna la prossimità, la santità (wilaya), l'amore, l'assistenza e la guida (huda). Allàh dice: «In verità, Allâh è con coloro che Lo temono e con coloro che fanno il bene»36. «Allâh è con i pazienti (sabirìn)»37. «Non ti affliggere perché Allàh è con noi.»38. Da questa presenza (hadra), l'invocatore trae molti vantaggi come indica questo hadîth qudsi: «Io [Allàh] sono assieme assiso a colui che Mi invoca, fintantoché esso Mi invoca e che le sue labbra si muovono menzionandomi».39



In un altro hadîth qudsi, Allàh ha detto: «Le persone che Mi invocano fanno parte della Mia assemblea. Le persone che Mi ringraziano fanno parte di coloro ai quali concedo dei favori. Le persone che Mi ubbidiscono figurano nel numero di quelli per i quali Io mi mostro Generoso. In quanto alle persone che Mi disobbediscono e poi si pentono a Me, non li frustrerò per via della Mia misericordia perché sarò il loro Amato. Questo è perché amo i penitenti e amo i purificati. Invece, se non si pentono, sarò il Medico che farà loro subire delle prove dure e faticose alfine di purificarli dai loro difetti.»40 Il prodotto di questa presenza (hadra) di Allàh non ha niente di comparabile. È completamente speciale e si distingue della presenza che Dio offre a chi compie il bene ed ai pii. È una presenza che nessuna espressione descrittiva può veramente definire e che nessun attributo può contornare. In effetti essa non si conosce se non tramite il 'gusto spirituale' (dhawq)41.

  • Il più nobile per Allàh, tra le persone pie e devote, è colui di cui la lingua resta costantemente dolce e morbida nell'invocarLo, perché questa persona teme Allàh nei Suoi ordini ed interdizioni, ed ha fatto del dhikr il suo emblema. Il timore di Allàh (taqwa) gli fa guadagnare il Paradiso come retribuzione e ricompensa e lo salva dal fuoco dell'Inferno (jahanna). Inoltre, il dhikr porta a questa persona che lo pratica (dakhir) la prossimità immediata di Allàh (hadra). Questa è la posizione più nobile.



  • C'è nel cuore una durezza che può essere sciolta solamente col dhikr. Il servitore deve (perciò) curare la durezza del suo organo vitale con il dhikr. Hammâd Ibn Zayd ha riportato ciò che segue: "Un uomo disse ad Al- Hasan: 'Oh Abû Sa`îd! Vengo da te a compiangermi per la durezza del mio cuore'. Lui rispose: 'Sciogli questa durezza per mezzo del dhikr'." È la dimenticanza (di Allàh) che rinforza questa durezza nel cuore. Ma se Allàh è invocato con il dhikr, la durezza si scioglie come farebbe il piombo nel fuoco. È un fatto certo, non c'è niente di migliore che possa sciogliere l'indurimento dei cuori come il dhikr.
  • Il dhikr è il rimedio che guarisce il cuore. La dimenticanza (ghafla) ne è la sua malattia e i cuori sono malati. Il dhikr è il loro rimedio ed il mezzo della loro guarigione. Makhûl ha detto: "L'invocazione (dhikr) di Allàh è una guarigione e l'invocazione degli uomini è un male." [Al-Bayhaqi].

È stato anche detto "Se noi siamo malati, ci curiamo col Suo ricordo dhikr (il ricordo di Allàh), poi a volte noi abbandoniamo il dhikr e ci riammaliamo."

  • Il dhikr è il fondamento e l'origine della lealtà costante verso Allàh. Invece, l'indifferenza (ghafla) è il fondamento e la sorgente dell'ostilità verso Allàh. Il servitore continuerà a invocare il suo Signore finché Egli lo ami e lo metta sotto la Sua tutela, ed inversamente, se continua ad essere indifferente, si metterà a detestarLo ed a farne un nemico. Al-Awzâ'î ha riportato che "Hasân Ibn 'Atiya ha detto: "Non c'è cosa peggiore per il servitore per farsi nemico del suo Signore che

detestare il Suo ricordo dhikr e coloro che lo praticano. Quest'animosità nasce dall'indifferenza, dimenticanza (ghafla) del dhikr e porta a vilipendere il dhikr di Allàh e ad esecrare le persone che lo praticano. E' allora che Allàh prende questo Suo servitore (dimentico) come Suo nemico, mentre viceversa prende le Genti del ricordo (Ahl adh-dhikr) sotto la Sua tutela.

  • Colui che invoca Allàh con costanza, entrerà nel Paradiso felice, secondo l'hadith riportato da Abû ad- Dardâ nel quale il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace) ha detto: «Coloro di cui le lingue rimangono umide per la menzione (dhikr) di Allàh, entreranno nel Paradiso felici».
  • Il dhikr è una barriera tra il servitore e l'Inferno. Se un'azione (cattiva) apre a quest'ultimo una strada verso l'Inferno, il dhikr si erige su questa strada come una barriera. E se il dhikr è costante, diventa una barriera solida e ferma che niente può attraversare.
  • Tutti gli atti di culto (ibàdàt) sono stati istituiti per ricordarsi (richiamarsi, invocare) Allàh. L'obiettivo di questi atti di culto comporta la realizzazione costante del dhikr (ricordo, richiamo, invocazione). Allàh dice: «Compi la preghiera per ricordarti di Me [per il Mio ricordo dhikr].» [Questi riferimenti dei vantaggi del dhikr sopra riportati sono stati tratti da: "Al-wâbil assayib minal kalâm at-tayyib" di Ibn al-Qayyim al Jawziyya].

Ciò che è degno di attenzione è che il grande Sufi Ibn Atâ Allàh al Iskandari (che Allàh sia soddisfatto di lui) abbia citato questi stessi vantaggi e benefici del dhikr Allàh (Ricordo di Dio) nel suo libro "La chiave del successo" (Miftâh al falâh), li ha riportati negli stessi


termini di Ibn al Qayyim con alcune semplici varianti, senza per questo alterarne il riferimento originale. Ora, è un fatto che Ibn 'Atâ Allâh sia morto nell'anno 609 dell'Hegira, cioè prima della morte di Ibn al-Qayyim che ha avuto luogo nell'anno 751 dell'Hegira.